2013: 10 cose che potevano andare meglio

2013: 10 cose che potevano andare meglio

2013-pollyanna

Io e il mio scoiattolo siamo molto positivi

quello che si deve fare si impara soprattutto non facendolo

Il 2013 è stato un anno a cui apporrei un fantastico segno meno davanti; questo a discapito di una serie di accadimenti universalmente riconosciuti come positivi e un’assenza pressoché totale di eventi universalmente riconosciuti come drammatici.
Tuttavia, se posso esprimere un personale giudizio, e direi che posso perché sto parlando del mio punto di vista, ricorderò il 2013 senza dubbio come un anno un po’ demmerda.
Ora ovviamente giunti a Capodanno e complice un fantastico virus gastroenterico che mi ha incollato al letto (e a superfici di ceramica per la quasi totalità delle mie vacanze) ho avuto un sacco di tempo per pensare a cosa aveva reso questi 365 giorni così tremendi e perché facevo tanta fatica a salvare qualche momento piacevole dal turbinio di questi trascorsi dodici mesi.
Non vi metterò a parte del mio stream of consciousness a riguardo, tuttavia ho stilato una lista di dieci punti che credo possa essere utile a tutti per l’anno che verrà.
Dieci cose che non sono andate bene nel 2013:
1. vivere senza orari
Io sono una casinista. Per natura. Leggo tre libri contemporaneamente, lascio la pentola sul fuoco e vado a guardare un film, stendo mutande mentre parlo al telefono. Però il mio è un caos pianificato: temo l’horror vacui in cui tutto capita ad minchiam e l’unica soluzione possibile è inventarsi soluzioni impossibili con zero tempo per ragionarci su.
Quest’anno è stato così: senza orari e paradossalmente senza il tempo necessario per fare nulla come e quando lo volessi io.
Condannata a cucinare filet mignon con l’happy meal del mac donald’s: mai più.
2. dire sempre di sì a tutti e sempre di no a me
Questo forse andava messo al punto 1 in quanto casa madre di tutti i miei scazzi successivi.
Credo che il concetto che il totale altruismo possa essere dannoso quanto un totale egoismo è una cosa che fatica talmente a entrarmi nel cranio che dovrei farmi un tatuaggio sull’avambraccio come in Memento. Metti ogni giorno centinaia di piccolissime cose che fai senza nessun desiderio di farle, metti tutte le volte che pensi “vabbè dai, per stavolta, se fossi io dall’altra parte“, metti il teorema “se è per te lo faccio subito, se è per me un giorno lontano lontano..“. Arrivi a fine anno che alla prima persona che ti chiede di passarle del sale ti viene voglia di rispondere corcazzo.
Basta.
3. perdersi
Ti ricordi quella ragazza che leggeva libri, scriveva,  smaronava tutti costantemente con milioni di idee/progetti/concorsi ecc. ecc.? Sì ecco, dovrei ricordarmela perché sono io.
Nel 2013 non ho fatto altro che essere stanca, sempre e comunque, senza seguire nessuna delle mie passioni perché erano perdite di tempo (ma è davvero più importante uscire a fare scorta di surgelati dal Picard? Stare al telefono 45 minuti a ripercorrere tutti i momenti marroni della mia giornata?).
Angoscia.
Nell’anno che verrà la mia regola principale sarà molto semplice: prima di accendere la televisione controlla di non avere un libro di fianco o qualche ora di cui disporre per uscire a fare due passi o qualche cosa di più intelligente da fare che guardare Gordon Ramsey che vomita nei bidoni dei peggiori ristoranti del pianeta.
4. compromessi
No. Ecco nel 2013 io ho provato a perseguire la strada dei compromessi. E ho capito che non fa per me e per quanto mi sforzi di essere la persona più diplomatica del mondo tanto poi comunque mi girano gli zebedei, quindi.
Coraggio delle proprie azioni e delle loro conseguenze. Altrimenti si perde del tutto il valore delle cose, l’etica personale si riduce a una sorta di piatto baratto di azioni che segue complicate logiche del tipo  ” faccio quella roba lì se però tu fai quell’altra”/”se non fai così, io faccio sega“.
Da sostituire con “io faccio queste cose qui. poi restano le altre in balia degli eventi”/”se non fai così amen, io continuo a fare ciò che devo per il principio categorico di Kant”.
Stoicismo + determinismo = felicità.
5. abbandonarsi
Scrivere che nel 2013 mi sono abbandonata alla corrente dei giorni è una delle cose che mi pesa di più. Però è pura e semplice realtà dei fatti. A un certo punto, quando le cose si mettevano male, quando sentivo quel profumo di marrone farsi sempre più intenso, quando avevo chiaro che non ero sulla strada giusta manco lontanamente, invece che prendere in mano la situazione, rimboccarmi le maniche, pigliarmi a sberle da sola e ricominciare a ragionare, l’ho fatto.
Tac.
Ho abbandonato i remi e mi sono sdraiata sul fondo della mia canoa trasportata dalle correnti chissà dove e chissà perché. Certo non dovere prendere nessuna decisione è semplice. Il problema è che la corrente va, la canoa pure e ogni giorno non cambia nulla, sei sempre lì sdraiato sul fondo e hai pure un po’ di nausea.
Accostare sulla graziosa sponda del fiume. Dare fuoco alla canoa e ai remi.
6. il mondo è il grande palcoscenico del mio cinismo
Nel 2013 il mio sarcasmo ha toccato vette che in confronto il Nanga Parbat è la collina dell’Amiat di Torino.
Lo sfottimento cosmico è un lato insito nel mio carattere fin dalla più tenera età, ottima maschera (quante ne sa la psiche umana) di accettare delusioni, dolori, sofferenze di vario genere e tipo, sminuendole a sciocchezze senza valore alcuno.
Ora. Io sempre e comunque aborrirò lo psicodramma collettivo per le polemiche inutili; questi eventi scatenano non solo il mio cinismo più bieco ma in fondo anche la mia ira funesta perché sprecare energie per stare dietro a beghe di infimo livello mi sembra una gigantesca occasione persa. Tuttavia. Non tutto il male viene per essere deriso e dimenticato.
A volte sul male bisogna rifletterci e capire da dove viene e perché.
7. sguazzare nel grigio
Non stiamo vivendo anni fichissimi, diciamoci la verità. La vita adulta non è il set di Pollyanna che ci avevano promesso. Non ci sono caprette parlanti, soli che sorridono, nuvole di zucchero filato. In compenso un bel po’ di pillole di gusto non troppo zuccherato da mandare giù, situazioni difficili da affrontare, fatica generale a tirare avanti. Nell’ultimo anno soprattutto, sento che mi sono lasciata contagiare dal grigio che vedevo intorno; lo bevevo anche quando non necessario, lo trovavo anche dove non c’era e piano piano tutto è diventato grigio e le cose belle, luminose, difficilissime da trovare.
Non è così e lo so. Lo so perché nei rari momenti in cui mi è capitato di ragionare diversamente le ho viste e ho scoperto che stavano a portata di mano.
8. basta! la salute
Trascorro 8 h con il culo incollato alla sedia del mio ufficio. Aggiungiamoci mezz’ora di culo incollato all’auto per andare a lavoro e quaranta minuti per tornare indietro e trovare parcheggio, sono 9 h. Se la matematica non è un’opinione il mio culo resta incollato per il 37,5% della mia giornata. Un dato che definirei allarmante.
Se poi tengo conto che dormo almeno 7 ore, la mia giornata si riduce a 8 ore che trascorro fissando attonito il colorito verde della mia epidermide nello specchio del bagno, dell’ascensore, nel finestrino delle auto accompagnato alla costante impressione che qualcuno abbia sostituito la mia colonna vertebrale con delle chipster.
Quindi sì minchia, farò qualcosa di sportivo. Lo farò veramente, con la tenacia che solo le Arieti possono dimostrare.
9. non ricordare niente
Avete presente la sensazione di quando date un’occhiata al calendario vi accorgete che è passato un anno e siete presi da una specie di sottile inquietudine mista a un notevole rimescolamento di zebedei. Dove sono finiti gli ultimi dodici mesi? Cos’ho fatto? Quali sono i miei fottutissimi ricordi e le mie fottutissime playlist? Dove sono gli aneddoti da lacrime agli occhi? Dove sono le malinconie? (Nella mia mente tutto ciò è raffigurato da Jake Gyllenhall che brandisce con sgomento il Pugnale del Tempo in Prince of Persia).
10. parolacce
Ne ho dette tantissime, mai come nel 2013 il mio eloquio è stato così vicino a quello di un camionista turco cui sia appena caduto un bancale di prosciutti sul mignolo. Questa curiosa abitudine di essere triviale ha preso il sopravvento su qualsiasi altra registro linguistico in mio possesso facendomi esclamare eh sti mazzi in più di un’occasione inopportuna. Anche qui rivedere con chi e per che cosa, altrimenti uno di questi giorni una scuffia non me la leva nessuno.
Fine.
Quindi, riassumendo, il 2013 in fondo non è stato un anno troppo malvagio; quello che si deve fare si impara soprattutto non facendolo e io ci ho dato dentro alla grande in questo senso. E se sbagliare è piuttosto facile, tirare dritto è una di quelle ardue imprese da inizio anno.
Un momento, siamo ancora in tempo! Oggi è il 31!
Yu-hu!
Auguri a tutti *

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