Il complesso tricologico: la tradizione del criticar capelli

Il complesso tricologico: la tradizione del criticar capelli

capelli-lady-gaga

come mazzo porti ‘sti capelli

L’inquietudine delle madri sulle capigliature della loro prole 

Oggi sento di voler affrontare un tema importante, di quelli che tocca da vicino noi giovani donne del ventunesimo secolo: i capelli e la loro accettabilità da parte delle nostre progenitrici e delle di loro madri. Esse sembrano non accettare le capigliature delle loro figlie e si producono negli anni in un’impressionante climax ascendente di suggerimenti su acconciature, taglio, colore che sembra non avere mai fine.

Almeno questo è ciò che accade nella mia famiglia da generazioni e generazioni. La follia tricologica portava mia madre a farmi tagliare i capelli da piccola da un parrucchiere a 45 chilometri da casa, ancora ricordato come una sorta di mago voodoo dell’acconciatura, in grado di rendere topa pure l’ultima delle cozze con la sola imposizione delle forbici (ndr io da piccola ero ovviamente splendida e non sembravo un gremlins no, no). Il contesto delle feste rappresenta un’occasione ideale per passare del tempo con i propri cari esternare i propri suggerimenti tricologici alla presenza del regio parentame, creando un’occasione di dibattito che neanche la striscia di Gaza.

A testimonianza di questo fenomeno riporto di seguito le principali indicazioni pilifere che ho raccolto negli anni accompagnandole il più delle volte con shottini di bonarda, barbera o qualsiasi sostanza alcolica fosse presente sul tavolo in quel momento:

1. dovresti andare dal parrucchiere più spesso (ok, ci sta, considerando che ci vado due volte l’anno posso pure accettare il consiglio. E anche gli euro per andarci però)

2. coi capelli raccolti sembri l’Ave Ninchi (il giorno che l’ho cercata su Google m’è preso un colpo, non è che mi paia ‘sto campione di ficaggine; se le assomiglio davvero credo mi ci vorrebbe più un collant da indossare sulla faccia in stile rapinatore di banche)

3. coi capelli sciolti non stai bene dovresti farti la permanente (ecco io c’ho il problema dei capelli umorali. Se sono presa male – cosa che se sono in ufficio è probabile al 90%- i capelli mi si afflosciano che manco gli spaghetti fatti cuocere da un inglese per venti minuti)

4. dovresti portare la frangia/con la frangia fai disordine (classico esempio di insanabile dicotomia che avrebbe messo in crisi pure Heidegger. Quindi? Che faccio? Mi raso a zero il lobo frontale in stile Gascoigne? Mi faccio crescere un frangione tipo Clark Kent? Aiuto)

5. perché porti i capelli di lato? (traduzione = la mia rosa di capelli è orientata da destra a sinistra e ciò decreta che il mio ciuffo segua lo stesso andamento. E’ un’ineluttabile  legge della fisica, porre questo quesito è un po’ come chiedere perché se lascio cadere un oggetto non mi rimbalza in faccia invece che toccare il pavimento)

C’è stata un’eccezione però, una pausa nell’andamento costante dello scontento tricologico: il miracoloso Natale del 2006 quando mi presentai al consueto pranzo con i capelli raccolti in un pinzone tartarugato non avendo avuto tempo di acconciarli in altra maniera. Con l’audacia degli eroi andavo incontro al mio destino già pronta a ricevere la solita pletora di palate di melma che, se seguite alla lettera, mi avrebbero portato più o meno allo styling di Lady Gaga nella foto di cui sopra, e invece.

Invece  Mater 1 (mia nonna)  dopo aver detto alla Mater 2 (mia madre) “E’ora di andare dal parrucchiere, almeno ti fanno un bel taglio, così stai proprio male ” (auguri, Buon Natale) pose il suo occhio su di me e sentenziò “Ma come sei bella coi capelli raccolti!” subito seguita dal commento della Mater 2 che aggiunse “Sembri Paolina Bonaparte“.

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Altro che Ave Ninchi

Paolina Bonaparte. Mica pizza e fichi.

Peccato che dal 2006 a oggi, per quanto abbia armeggiato tra pinzette, phon, lacca, gel non mi sia mai più riuscita l’impresa di ricreare il boccolo perfetto, quello a metà tra un pastore protestante e una contadina pre-raffaelita. La sconfitta è arrivata puntuale come un orologio al momento di congedarmi da Mater2 prima di ripartire dopo le vacanze in terra natia alla volta della metropoli:

-Allora ci sentiamo, hai preso tutto? Ecco sì brava, c’è anche quella busta lì….E mi raccomando, vai dal parrucchiere!

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