La sindrome dello Smonday

La sindrome dello Smonday

quando la domenica pomeriggio sei di cattivo umore perché il weekend è finito e tu sei in preda allo smonday più disperato

Amici, amiche, per molti di voi oggi sarà l’ultimo giorno di ferie.

Per alcuni di voi (tra cui la sottoscritta) il ritorno alla realtà era già avvenuto nell’intorno del 2 gennaio ma, parliamoci chiaro, due giorni prima di un ponte non sono niente rispetto alla prospettiva del Grande Rientro: una slavina di pipponi, uno tsunami di seghe mentali, un tornado di depressione, un’alluvione di presmalismi pronta a investirvi senza se e senza ma.

Nel campo dei pipponi da weekend (stiamo sempre facendo riferimento a una condizione psicologica, ci tengo a sottolinearlo) mi ritengo una grande esperta; abitualmente infatti appartengo a quella schiera di popolazione per cui il weekend è così suddiviso:

venerdì sera = stanchezza a palate, sono simpatica come Oscar Giannino, mi costringo a uscire forzatamente ben sapendo che l’alternativa è fare le bave sul divano guardando lasette davanti a un piatto di tonno e uova strapazzate (all work and no play makes me a dull girl).

Oscar Giannino-smonday

Oscar Giannino in una rara espressione non inquietante.

sabato mattina = dormo fino a tardi. Mi sveglio, scopro che è tardi e mi incazzo come una biscia di risaia. Vorrei fortissimamente essere una di quelle persone, tipo mia madre, che entro le undici del mattino ha già costruito l’Empire State Building, preparato il pranzo, acquistato ragionevoli provviste al mercato e sta leggendo il corriere sorseggiando un espresso. Invece in genere è mezzogiorno, non ho una mazza da mangiare e ho le energie necessarie soltanto per fare pipì, lavarmi la faccia, bere un caffè con sguardo catatonico e aggiornare il mio status su facebook.

sabato pomeriggio = l’inquietudine è palpabile. Ormai mezza giornata se ne è andata come lacrime nella pioggia e la frenesia del fare non accenna a placarsi. Inizio a vaneggiare su come trascorrere il pomeriggio presupponendo la possibilità empirica di viaggiare nel tempo e avere il dono dell’ubiquità del tipo “vorrei andare a vedere quella mostra a genova, poi si potrebbe prendere il caffè in quel locale in via principi d’acaja, poi farmi tagliare i capelli, per cena polenta e spezzatino in Val Susa e un bel cinema alla multisala dell’Iper Coop“. Nella realtà dei fatti quando mi rendo conto di non essere il dottor Who sono le cinque e sto ancora in pigiama e calzettoni. Sob.

domenica mattina = metto la sveglia a ore ridicole, tipo le otto e mezza anche se la sera prima ho fatto le tre. La sveglia suona, la spengo, mi riaddormento, mi risveglio a mezzogiorno e vengo presa da un pessimismo cosmico, roba che Leopardi in confronto era Pippo Franco. Perché non mi sono svegliata all’alba e non ho iniziato la giornata con una corsa al parco, la lettura di un quotidiano, una sciarpa fatta ai ferri, una battuta di pesca tra le Montagne Rocciose? Perché convivo con un super ego iperattivo e un ego svaccato e di solito è il secondo a vincere sul primo nonostante tutti i meccanismi di sensi di colpa, fai schifo, ripigliati e giù di lì.

domenica pomeriggio = dopo una serie di mere riflessioni sul tempus fugit, vengo magnetizzata dal divano e a nulla valgono i tentativi altrui di riscuotermi dal mio torpore. L’apice del presmalismo viene raggiunto alle 17.00, momento in cui secondo la mia deficienza emotiva il weekend finisce e ricomincia il momento della contrizione e del dolore. Ecco perché in vita mia non dovrò mai fare nulla di divertente la domenica alle cinque del pomeriggio; niente potrebbe convincermi che la settimana che arriva vale la pena di essere vissuta con entusiasmo, pure venissero a bussarmi alla porta con un Nobel per le Figate Pazzesche.

domenica sera= ho la stessa espressione facciale di Baggio dopo il rigore sbagliato ai Mondiali del ’94.

baggio, smonday

Ho appena sparato la palla nell’esosfera.

Il weekend è finito e vorrei tanto potermi prendere a calci nel sedere da sola ma credo che anche David Bowie avrebbe i suoi problemi. Ancora una volta la sindrome da pipponi ha avuto il sopravvento e mi sono lasciata sopraffare dal pensiero che ogni tentativo di rimandare il lunedì fosse un effimero balletto delle vanità umane, un castello di carte di buone intenzioni, un origami di ottimismo.

Ma c’è un happy ending.

La sindrome da pipponi ha avuto fine il giorno in cui ho portato a  termine una scoperta destinata a rivoluzionare il corso dell’umanità: il Rimedio Anti Pipponi. E’ economico, è entusiasmante, è in grado di innalzare il tuo livello di serotonina meglio di qualsiasi droga sintetica, lo puoi condividere con chi ami ed è attualmente in offerta fino al 10 gennaio a 2,95€:

bretzel, smonday

Il Rimedio Anti Pipponi

Davvero.

Accompagnati a del prosciutto cotto e del formaggio filante vi faranno dimenticare qualsiasi misera e inutile controversia cui la settimana trascorsa vi ha sottoposto. Poi probabilmente dovrete comunque puntare la sveglia presto la domenica mattina per smaltire il contenuto calorico di questi panini di pura goduria alimentare ma ne sarà comunque valsa la pena. Quindi in Germania non ce la vengano a menare che stanno meglio per una migliore gestione della cosa pubblica ed economica: è che la gente mangia brezel ed è più felice.

Brezel for everyone, brezel everywhere.

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