Trentanni & hangover

Trent’anni & hangover

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Praticamente l’altra sera stavo a un aperitivo con amici/amiche in un carinissimo locale torinese che ti fa fare la boccuccia tanto è bohemien e spettinato e molto giovane e nouvelle vague, e anche se sei stanco e non hai un mazzo da dire a un certo punto senti di poter spaziare dalla letteratura americana contemporanea al problema delle allergie da stress con leggerezza e naivetè in realtà hai solo bevuto troppi bicchieri di vino.

Comunque.

A una certa, dopo molti discorsi e qualche litro di rosso da briscola cinque, quando ormai la dignità se ne era andata da un pezzo insieme a un vassoio di acciughe al verde, sono iniziate le confessioni a cuore aperto sull’assenza cronica di felicità nelle nostre vite, un po’ tipo muccino prima maniera, ma anche noi siamo infinito però facciamo lavori orrendi e semo tristi e semo sfortunati e se solo si vincesse Win For Life. ‘nsomma, la serata stava prendendo la piega di un’Autocommiserazione Collettiva e di una Presa di Coscienza su quanto il mondo sia un Brutto Posto per Vivere. Fucking 80’s, si poteva nascere negli anni sessanta e ballare il geghegè.

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Attenzione a non fissare la scenografia per più di dieci secondo altrimenti c’è un rischio concreto di convulsioni.

In particolare la sottoscritta lamentava l’incapacità di compensare la fatica lavorativa con serate anche solo leggermente alcoliche, tipo due bicchieri di rosso a cena e un pusa-cafè, (i tempi delle folli notatte di shottini senza soluzione di continuità sono ormai un vago ricordo) senza pagarne conseguenze pesanti il giorno a venire, del tipo: malditesta, sensazione di essersi svegliata dentro a uno scafandro, odio generalizzato per chiunque vocalizzi un fonema, voglia di dormire quindici giorni, nausea, spleen, insomma avete presente l’incipit di Contagion di Soderbergh con Gwyneth Paltrow che dopo avere folleggiato in Giappone e piazzato un paio di cornoni a Matt Damon torna a caso e vede quattro tazze di the invece che una? Ecco.

E lì è partita la Grande Illuminazione della mia fida amica F. la quale con sguardo saggio e voce profonda alla Albus Silente mi ha detto “Non è questione di essere troppo stanchi: è che dopo i trenta non ce la fai più“. I tempi di recupero si allungano, le giornate si fanno più brevi, la sera preferisci il pigiama coi calzettoni spessi all’abito succinto della festa, il sabato mattina alle dieci sei sveglia che fai le lavatrici.

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Omaggio di Albus in memoria del mio 30esimo compleanno

Minchia quanto è vero.

Uno dei problemi dei trent’anni è che dentro di te è ancora viva e vegeta quella parte cazzara che si è attivata nel tuo spirito intorno ai sedici, quella che ti urla “devastiamoci!” “festa festona!” “non dormire mai!” e che ti porta a bere il bicchiere in più, fare le quattro del mattino, mangiare cose immonde a ore improponibili, trascinarti fuori di casa e nasconderti le occhiaie col correttore la mattina dopo. Non credo sia un caso se una delle canzoni più rappresentative di Bob Dylan, l’inno a quanto è bello essere giovini “Forever Young” sia stata scritta dal medesimo all’alba dei suoi trent’anni (33 per la precisione) quando fare tardi al Village e zumbare con le groupies tutte le sere iniziava a essere un tantino eccessivo.

Detto questo i trent’anni sono un’età meravigliosa: si è ancora young, si sa che non sarà forever e per questo si è in grado di assecondare con maggiore saggezza la voce cazzara che urla “festonaaaaaaaa” solo quando ne vale davvero la pena. E allora scatta la serata indimenticabile, quella che ti fa capire che sei ancora dalla parte di quelli con la testa sulle spalle solo per metà  e che non è che bisogna prendere proprio tutto davvero SULSERIO e finisci a ridere sulle tue false miserie mucciniane e ti bevi ancora un bicchiere di vino e quando il giorno dopo ti svegli con la lingua felpata e un cerchio alla testa sorridi davanti allo specchio pensando a Bob Dylan che ti canta May you always know the truth and see the lights surrounding you/May you always be courageous/Stand upright and be strong/ May you stay forever young/Forever young, forever young/May you stay forever young. 

Sipario.

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