La donna criceto e le prese di coscienza.

La donna criceto e le prese di coscienza.

Sto qui, in attesa di questa nevicata che nella mia mente è copiosa e apocalittica e tale da impedirmi di sortire dalle calde coltri domani mattina. Ho guardato il meteo sull’I-Phone, pare inizierà a nevicare alle sei  fino a pomeriggio inoltrato, ma per aumentare le probabilità di precipitazioni nevose ho comunque ascoltato un paio di volte “Come away with me” di Norah Jones, l’album capace di fare nevicare anche a Sciacca il 14 di agosto.

Ecco magari proprio a Sciacca no, ma a Torino secondo me ce la può fare.

Penso a come sarebbe bello passare la mattinata a letto domani; cioè a un certo punto anche, tipo verso le dieci e mezza, svegliarsi fare colazione con la tazza di the fumante davanti alla finestra guardando morbidi fiocchi venire giù uno dopo l’altro e poi spiaggiarsi sul divano per la visione compulsiva di film senza senso, di quelli dove lui si innamora di lei che però ha il cuore della moglie defunta. Per inciso, credo fosse quella la trama del film di stasera su La7, dove ci stava il tipo di X-Files (sono troppo pigra per andare a cercare la corretta ortografia del cognome sul web quindi per comodità lo chiamerò David D.) e quell’attrice con la faccia da criceto buono, Minnie Driver.

Un intenso primo piano di Minnie Driver

Un intenso primo piano di Minnie Driver

GoodWillHunting_Driver

Ah no scusate è questo.

Tipo Minnie Driver che fine ha fatto? L’ultima volta l’ho vista che faceva la moglie strappona di Paul Giamatti ne La versione di Barney e poi più nulla. Minnie Driver cha fatto pure film degni tipo Will Hunting, è stata con John Cusack e con Dylan di Beverly Hills, mica cappi; in Will Hunting era la tizia disperata che si era innamorata di quello stronzo di quel genio di Matt Damon e si struggeva per lui nonostante quello facesse di tutto per mandarla a stendere. Minnie mica recitava male e aveva quel fascino del criceto buono che non aveva niente da invidiare alle vip di oggi (vogliamo parlare di Carey Mulligan? Vogliamo parlarne davvero? Spero di no).

buuuuuuuuuuuuuuuuuu!

Carey Mulligan = palla al piede

Eppure Minnie a un certo punto è scomparsa. Un po’ come i miei addominali (la metafora non è casuale, tenevevi forte che sta per partire un raccordo narrativo che neanche Don De Lillo), una volta più vicini al marmo che al budino al caffè, oggi più vicini al bunet di mia madre che agli orsetti haribo.

Comunque, ieri sera ho rimesso piede in una palestra dopo tempo immemore. Era passato così tanto tempo che non mi ricordavo nemmeno più se ci potevo andare con le scarpe col tacco o dovevo portarmi dietro quelle da ginnastica.  C’erano tutti gli elementi tipici di un’attività sportiva: spogliatoi pieni di gente fastidiosa, clima tropicale caratterizzato da un forte odore di ascella, preghiere votive per entrare nei miei pantaloni fitness acquistati alle decathlon molte confezioni di biscotti addietro, soddisfazione per essermi schiodata dalla scrivania, sonno, fame (pure quelli che ti piazzano un bar davanti all’entrata), caparbietà.

la posizione della contrizione e del pentimento

la posizione della contrizione e del pentimento

La lezione di per sé è stata molto carina: trattieni il respiro di lì, contrai di là, tieni l’ombelico vicino alla colonna, inspira, espira, a un certo punto ti accorgi di avere un corpo che potrebbe avere dei muscoli se non fosse che l’unico movimento che fai è la passeggiata ansiogena nel quartiere la mattina presto perché non ti ricordi dove hai parcheggiato. Il fondatore di questa disciplina dice che “dopo dieci lezioni sentirai la differenza, in venti vedrai la differenza, in trenta avrai un nuovo corpo“. A parte il fatto che finite le quattro lezioni del coupon credo terminerà anche il mio intenso approccio a questa disciplina, dal momento che le successive costano come un aperitivo a base di caviale e champagne e allora a quel punto daje col caviale; quello che posso dirvi è che dopo una lezione la mia sensazione stamattina appena aperti gli occhi è stata un presagio di morte, un malessere diffuso, il quale si è acuito sempre più col passare delle ore, diffondendosi in tutto il corpo e donandomi la vitalità di un paguro. Roba che alle sette di sera per salire le scale di scala ho ripassato a voce alta prima tutti i sette re di roma, poi gli imperatori del sacro romano impero, i filosofi neoscolastici e tutto il testo di Bohemian Rapsody dei Queen.

Stimazzi che dolore.

Ora non solo so con certezza che  i miei addominali non sono più quelli di un tempo ma che probabilmente non ci sono neanche più.

Mi rivolgo a te Minnie, che ogni tanto guardi nostalgica le foto di quel successo che non forse non tornerà mai. Fai come me, mettiti a gufare una nevicata pazzesca, comprati un paio di confezioni di biscotti di quelli importanti, affittati un vecchio film e langui nella dolce sensazione che solo le prese di coscienza profonde possono avere.

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