Maledetta primavera: lamore al tempo delle medie.

Maledetta primavera: l’amore al tempo delle medie.

La primavera inizia così.

Luogo comune n°1

Luogo comune sulla primavera n°1

Ti svegli una mattina, c’è il sole, gli uccellini cantano felici, metti la gonna passa una camionetta di muratori che ti urlano cose irripetibili, fa caldo, ti viene voglia di estathè e panini alla mortazza, le nuvole ti parlano di un mondo meraviglioso in cui presto si potranno fare grigliate all’aperto.

Detto questo la primavera è sempre e soprattutto la stagione dell’ormone impazzito. Non ci sono categorie sociali, etnie, razze, classi generazionali che ne siano immuni. Arriva la primavera e improvvisamente non vedi più accanto donne con i maniglioni antipanico e uomini con la pancia ma donne super tope e uomini di charme che ti ronzano intorno come api in un enorme alveare.

La primavera è la stagione del corteggiamento. E’ tutto un inseguirsi di esemplari maschi e femmini che ridono felici nelle loro danze dell’amore: c’è chi si corteggia al cinese, chi preferisce il kebab, chi si messaggia su whatsapp, chi si regala dei fiori, delle attenzioni, chi si manda affanculo (ma con amore).

Questo mi ha fatto tornare in mente un delizioso episodio dei miei tredici anni quando il mio cuore batteva forte per un guappo di periferia che frequentava l’oratorio. Egli era piccolo, brutto e molto scuro di carnagione eppure mi attraeva irresistibilmente. (Fate conto che fino ai sedici anni compiuti sono sempre stata incuriosita dai personaggi border line alla Diane Arbus).

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L’uomo dei miei sogni prima dei 16 anni

Il piccolo guappo non era affetto da ipertricosi ma aveva in compenso i denti più storti che madre natura potesse ricordare. Si esprimeva di rado e preferiva affidare i suoi sentimenti a pochi ma incisivi moti di interesse nei confronti della sottoscritta che consistevano nel:

  1. lapidarmi quando gli passavo vicino in bicicletta;
  2. prendermi  a pallonate quando osservavo le sue prodezze durante partite di calcio improvvisate;
  3. spintonarmi se mi capitava accanto;
  4. sputarmi durante le partite di pallavolo;

Io amavo profondamente questi suoi gesti romantici e sognavo il giorno in cui terminata la prima fase del corteggiamento altresì detta “Fase dell’ultras romantico” saremmo passati alla “Fase del romantico ultras” in cui le scortesie si sarebbero trasformate in gelati, le gare di braccio di ferro in passeggiate mano nella mano, gli sputi in poesie in endecasillabi sciolti.

Tuttavia quel tempo non arrivò mai.

Tornata dalle vacanze con il cuore gonfio di speranza pedalai sulla mia mountain-bike fino al suo citofono per chiedergli di scendere e prenderci un civile ghiacciolo insieme. Di ghiaccio divennero invece i miei occhi quando constatai con sgomento che il cognome era scomparso dalla pulsantiera del citofono.

Minchia.

La mia amica lì di fianco suggellò la drammaticità dell’evento esclamando a gran voce un perentorio “Che sfiga, mi sa che si è trasferito”. Era tornato in Sicilia. Con la sua famiglia. Partito mentre io ero in vacanza. E non esistevano i cellulari c’erano solo le schede telefoniche. E non avevo il suo numero. Mondo crudele.

L’ultimo drammatico tentativo di rintracciarlo fu una sera di fine agosto in una pizzeria di provincia. Approfittando della scusa di andare in bagno passai vicino alla cucina e agguantai il volume delle pagine gialle speranzosa di trovare un recapito telefonico a cui affidare un ultimo saluto.

L'ultimo disperato tentativo

L’ultimo disperato tentativo

Ora provate a pensare a quanti Gennaro vivono in Sicilia e a come può essere andata a finire.

Maledetta primavera.

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