Augùri di marzo

Augùri di marzo

 

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Non ho ricordi di quando sono nata ma vorrei averne.

Vorrei poter ricordare la sensazione di venire al mondo per la prima volta, l’aria che si fa strada tra i polmoni, gli occhi che si aprono su forme e colori, il dolore, il calore di un corpo che diventa mio in quel preciso istante.

Ho come l’impressione che nascere sia un po’ come entrare in campo per la prima volta e giocare un gioco a cui non si è mai partecipato; all’ultimo secondo l’allenatore, tra la concitazione della folla e la frenesia del momento, ci sussurra all’orecchio il più prezioso dei consigli, la strategia vincente, la tattica da seguire. Ma siamo troppo emozionati per ascoltare con attenzione e ci ritroviamo al centro di una partita di cui impareremo le regole soltanto cadendo e rialzandoci innumerevoli volte. A volte ci sembra di avere ricordato quelle parole, cosa saremmo dovuti diventare e come saremmo dovuti essere; ma poi capita qualcosa, uno schema imprevisto, un rimescolamento di carte e siamo punto a capo, ai blocchi di partenza.

Chi nasce a marzo lo sa meglio di tutti. Noi siamo abituati alle tempeste di un mese mutevole in cui si passa dalla pioggia al sole in un pugno di ore, in cui la primavera arriva carica fiori meravigliosi e canti di uccelli e subito tornano l’inverno e il freddo ghiacciato, la nebbia, il buio. Marzo lascia interdetti, sospesi. Chi nasce a marzo non resta mai fermo troppo a lungo ma adora la luce in tutte le sue forme, la cerca ovunque perché sa che non c’è nuvola che duri abbastanza o tempesta che possa essere infinita, è solo un enorme movimento di cose, persone, vento, foglie, parole, ricordi.

Compiere gli anni è un “giro di boa”, un cambio di direzione intorno a qualcosa per andare avanti. Un po’ come se durante una lunga nuotata ci fermassimo un secondo a prendere fiato e guardassimo tutto il mare che ci siamo lasciati alle spalle prima di proseguire oltre.

Oggi guardo quel mare e posso sentire il suo silenzio popolato di voci, di chi ha risalito con me le correnti fino ad ora, di chi ha condiviso con me qualche nodo per poi perdersi altrove, di chi ho potuto guardare solo da lontano. Quello che so è che la terra da cui sono partita non si vede più e certe volte vorrei smettere di nuotare e lasciarmi semplicemente galleggiare senza sapere se tutto quel blu finirà per inghiottirmi; ma sono nata a marzo e so di dovere andare avanti  una bracciata dopo l’altra e ridere dei gabbiani che volano alto sulla mia testa e continuare a inseguire la luce che tutti i giorni mi scalda la testa e il cuore.

Perché niente ha più senso che restare in movimento, credere nella primavera e nelle parole che un allenatore lontano un giorno mi ha sussurrato in un orecchio.

Auguri.

 

 

dal latino: [augurium], da [augur] augure.
Nell’antica Roma e fra gli Etruschi esisteva un tipo di sacerdote il cui compito era interpretare la volontà degli dèi dal volo degli uccelli: questi erano gli àuguri i quali  non divinavano la volontà celeste in astratto, ma solo se una decisione o un atto già compiuti la incontrassero o meno.

 

 

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