I dolori del giovane runner

I dolori del giovane runner

corsa

Sii maledetto Grillo Parlante.

Questo post è la chiara dimostrazione della mia scarsa volontà oltre che della mia inesistente capacità di auto-darmi dei consigli sensati sugli allenamenti di corsa.

E così è successo.

Quella roba che gli sportivi chiamano overtraining e che in realtà è la pessima idea di sforzare troppo, andare oltre quanto previsto dalla propria tabella di marcia seguendo l’infallibile logica del ” dai, tanto ce la faccio“.

Domenica mattina aria frizzante e senso di colpa da gnocco della val varaita trangugiato la sera prima…vuoi non andare a fare una corsa detox? Dai che è una bella giornata, fa anche freschino, dai che se ti muovi perdi un’altra fetta di consapevolezza che ti trovi aggrappata ai fianchi. Certo nei precedenti giorni ho corso sempre, ovvio dicono che magari bisogna prendersi una pausa tra una corsa e l’altra, non c’è dubbio che ieri fossi a inerpicarmi per le stradine di saluzzo con delle espadrillas…ma in fondo è solo terrorismo psicologico, gli esperti non sanno di che pasta sono fatta, fuc* them all.

Il Baffo nonostante una pigrizia senza confini alcuni ha comunque un cuore competitivo e acconsente ad accompagnarmi in siffatta follia domenicale. Alle dieci siamo tutti tutati e scarpati ai blocchi di partenza al vialetto del parco. I perfetti alter ego di coloro che hanno trascorso l’inverno sdraiati sul divano a guardare più volte la trilogia di Star Wars alzandosi soltanto per prendere:

1. bottiglie di coca cola

2. patatine

3. gelato al pistacchio

 

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Stavamo messi più o meno così

Ma ora non siamo più noi, siamo runner alle prime armi e fieri di esserlo.

Al parco fa un freddo becco e io so che mi farò male. Più che una sensazione è una certezza. Faccio un bel po’ di stretching vario ed eventuale, tiro anche muscoli che non ho, cerco di convincermi che nonostante tutto ce la farò, canto Sunday Morning dei Velvet Underground per farmi forza (early dawing, sunday morning, it’s just the wasted years so close behind).

Appena partiti sento di avere la stessa motilità di un grizzly su un tacco dodici.

Porca trota, più che correre sembra che stia facendo la corsa dei sacchi. Menomale che c’è poca gente a quell’ora e in pochi assistono alla mia agonia agonistica (ho la stessa andatura degli Albatros di Baudelaire).

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“Sicura di non riuscire ad andare più veloce?”

Il Baffo invece è in formissima, saltella qua e là come un capretto cocainomane, è felice come solo nelle giornate in cui ti senti in forma davvero puoi esserlo. Io invece sto chiaramente di merda. Ma cosa faccio? Mi fermo? Rinuncio alla mia corsa?Giammai! Tanto tra qualche minuto mi si scalderanno i muscoli.  La realtà è che dopo un chilometro i miei muscoli non sono solo caldi ma vanno letteralmente a fuoco, controllo più volte le ginocchia per verificare che non mi stiano fiammeggiando per autocombustione e affronto un paio di salite con la sola forza della mia testa di mazzo.

All’ultima discesa il mio ginocchio destro parla o almeno ormai io lo sento parlare e scandisce alcune antiche litanie berbere che narrano di legamenti rotti e tendiniti acute. Così, in quel verde parco, all’ombra dei bei vermigli fior mi trascino al centro del prato e mi abbatto pesantemente sull’erba senza sapere se riuscirò mai a rialzarmi o starò lì per sempre a riflettere su quanto sono minchiona.

Poco più in là un rottweiller legato a un albero. Se dovesse per caso liberarsi sarei chiaramente fottuta.

Oggi dopo 24 ore il mio overtraining è un dolore lancinante al ginocchio che mi fa parlare in bergamasco e trascinare la gamba come Jeoffrey De Peyrac.

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Orsù dolce fanciulla applicati del Lasonil e non frantumar siffatti zebedei.

 

Insomma la morale è chi troppo vuole nulla stringe e se scrivete dei post sui consigli per i runner sappiate che:

1. bisogna seguirli

2. portano sfiga

 

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