Singin in the run

Singin’ in the run

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Nelle puntate precedenti mi ero fatta venire una fottutissima infiammazione al ginocchio che mi faceva deambulare come un piccione sparato.

Dopo questo episodio ho deciso che finalmente avevo imparato la lezione più importante del running: non forzare. Mai.

Per nessun motivo. Perché correre ti insegna anche questo, che ogni minimo dolore, brivido, sussulto del tuo corpo è qualcosa e per quanto la tua mente possa essere forte non puoi evitarlo, non puoi controllarlo.

Devi fermarti e ascoltare.

Da quando ho imparato questa sana lezione non salto più lo stretching, non mangio fonzies mezz’ora prima dell’allenamento, se mi sento il cuore esplodere rallento, se sento una tensione di qualsiasi tipo prendo fiato e cerco di scioglierla.

Correre è anche questo, ascoltarsi dopo intere giornate passare ad ascoltare altro, e ad un certo punto ascoltarsi diventa un’abitudine irrinunciabile, un po’ come lavarsi i denti prima di andare a dormire, una di quelle che cose che ti fanno stare bene, ti fanno sentire a posto.

Credo sia anche per questo motivo, oltre che beh rientro in certi jeans che prima manco recitando quattro rosari, che ormai nemmeno le condizioni meteo più avverse mi fanno desistere dal proposito corridoreccio.

Tipo l’altro giorno piovigginava, ma si capiva che da lì a poco ne avrebbe buttata giù assai. E io ero stanca morta, avevo avuto una giornata di merda e la tentazione di arenarmi sul divano come una balena morente era fortissima. Poi ho visto le mie scarpe sul balcone  e mi sono detta che sarebbe stato meglio correre, se non altro per il mio umore o per il benessere psicofisico del Baffo. Così ho inforcato le calzature, una felpa col cappuccio e dieci minuti dopo correvo sotto un’acquazzone pazzesco, in mezzo a sentieri pozzangherosi, piante umide, asfalto bagnato, con l’acqua che mi colava sulla fronte, negli occhi, sulle mani, le scarpe zuppe, i polpacci infangati.

E non avrei potuto essere più felice o stare meglio di così.

Ho corso per mezz’ora sotto la pioggia battente, senza neanche bisogno di ascoltare una musica diversa da quella della pioggia che ticchettava sulle foglie  e sgocciolava tutt’intorno, sentendomi perfetta padrona di me stessa, del mio tempo, e inspiegabilmente felice.

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Così mi è venuto in mente che invece che singin’ in the rain stavo facendo singin’ in the run.

E lo so, lo so benissimo, correre mi sta rendendo completamente pazza ma era secoli che non riuscivo a trovare un modo di calmarmi così efficace e che non richiedesse della tequila, una fetta di limone e un’aspirina on the rocks la mattina dopo.

 

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