Cercare casa: presagio di muoro

Cercare casa: presagio di muoro

Un po’ di tempo fa io e il Baffo decidiamo di imbarcarci in questa cosa terribilmente adulta che è la ricerca di una casa da acquistare; nella mia commuovente ingenuità codesta operazione sarebbe consistita in una serie di piacevoli visite ad alcuni immobili, in compagnia di agenti affabili e cortesi che ci avrebbero mostrato location da sogno, ampie metrature a cifre irrisorie, viva la crisi del mercato immobiliare, comprate adesso che è un figata pazzesca!

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Inoltre il mio immaginario risultava pesantemente condizionato dalle malefiche visioni dei programmi di Real Time in cui l’affascinante Sciura Pisoira Milanese conduce facoltosi acquirenti alla scoperta di magnifici appartamenti low cost con giardini pensili, foche ammaestrate e  affreschi pompeiani.

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Cosa pensavo di acquistare.

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Cosa mi offre il mercato immobiliare

Dopo mesi di vane ricerche in cui io e il Baffo abbiamo visitato tutta una serie di esorbitanti appartamenti che spaziavano dall’orribile all’imbarazzante, gli ho proposto di stamparci delle t-shirt dedicate con la scritta ”Case Cesse Tour 2014”, in cui avremmo segnalato tutte le nostre visite e salvato le vite di futuri ignari acquirenti.

Vi risparmierò i dettagli dei singoli appuntamenti, tuttavia ci tengo a segnalare alcuni immobili che mi sono rimasti particolarmente impressi tra cui:

  • la Casa del Delfino dagli Occhi di Perla che occhieggiava sinistro a lato di uno specchio del bagno (un omaggio a Flipper?);
  • la Casa della Voliera dei Pappagalli in salotto (sembrava tanto l’incipit di quei film in cui un bel giorno gli animali diventano cattivi, scappano e ti cavano gli occhi);
  • la Casa Fort Knox che aveva allarmi anche sotto la tavoletta del water (mancava solo il riconoscimento della retina per aprire il frigo);
  • la Casa con la Puzza di Fognache non è vero è il cane (vabbè).

Proprio quando avevo perso le speranze e stavo valutando di comprarmi un camper attrezzato e un toupè alla Moira Orfei, visitiamo Lei, la Casa Pregevole e ce ne innamoriamo pensando che forse ci siamo davvero. La zona è carina, l’appartamento è luminoso, il Baffo è in estasi per il palchetto vintage, io sogno di scrivere finalmente il mio romanzo breve mentre osservo pensosa il panorama torinese dagli infissi restaurati.

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Che deliziose tendine!

Tuttavia siamo ignari di cosa ci attenda, ovvero la battaglia finale contro di LUI, l’orribile fardello sempiterno, il Mutuo. Farne richiesta non è di per sé troppo complicato: ci si reca in un Istituto Bancario, si consegnano loro le proprie buste paga, un paio di organi interni e un inutile entusiasmo che verrà di lì a poco polverizzato con la fiamma ossidrica della sfighe incrociate.

La faccia depressa dell’impiegata che mi sciorina impassibile tutta una serie di sventure che il futuro potrebbe riservarmi è qualcosa che difficilmente riuscirò a dimenticare. Tra le varie ipotesi prospettate figurano:

  • perdo il lavoro tre volte in dieci anni, divento casalinga e non essendo in grado di stirare una camicia senza che sembri un origami finito sotto un tir cado in depressione;
  • improvvisamente i computer si animano e cercano di instaurare una dittatura delle macchine cosicché anche il Baffo perde il lavoro tre volte in dieci anni (oltre dovere cercare di sfuggire al suo Mac che vuole mangiarlo vivo);
  • toc toc suonano alla porta  chi sarà mai? Il postino? Certo che no, è Steven Seagal assoldato per uccidermi;
  • mi addormento con una lanterna cinese in grembo e faccio divampare un incendio distruttivo roba che Londra 1800 in confronto era un barbecue di Pasquetta;
  • rincaso prima e trovo il Baffo che gioca a morra cinese con la portinaia;
  • il Baffo rincasa prima e mi trova che gioco a Twister con l’idraulico;
  • ci licenziano entrambi, rincasiamo e divampa un incendio, la casa ci crolla addosso mentre amoreggiamo con la portinaia e l’idraulico.

Ora io capisco tutto, la professionalità, il metterti di fronte all’ineluttabilità del destino, la necessità di vagliare tutte le ipotesi, però minchia DAI, non ho neanche fatto un’offerta e già devo viaggiare con un ferro di cavallo in tasca e una collana d’aglio.

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PRESAGIO DI MUORO

 

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