Le scuse per non uscire, una casistica

Le scuse per non uscire, una casistica

Va così. Passi gli anni a dire che il riscaldamento climatico è una boutade, che tanto gli scienziati dicono tutto e niente, che il meteo non ci prende mai e poi ti capita un luglio come questo, che pare novembre pare, e io mi ostino a mettere i sandali e tengo le dita intirizzite manco fossi sul K2 in infradito.

scuse per non uscire

Luglio come lo vorremmo.

scuse per non uscire

Luglio com’è.

E non solo piove, ma losna pure di brutto e vorrei tanto essere in uno chalet a mangiare la polenta concia col cucchiaio e le muffole ai piedi e i rivoli di burro che mi colano sul mento e non uscire proprio, non uscire per niente, che almeno il brutto tempo ha il grosso vantaggio di costituire una meravigliosa scusante per evitare la socialità. Perché ogni tanto è bello fare gli orsi, con la pelliccia, i denti affilati e le zanne e dire “No guarda, proprio stasera non c’ho cazzi, preferisco stare qui nella mia tana a contarmi le pulci“, ed è anche un ottimo discrimine per capire quali sono le vostre vere amicizie e quali no: fateci caso che ad amiche e amici veri lo dite sempre con tutta tranquillità e con gli altri invece menate fuori quelle scuse che appartengono alle classiche

categorie di scuse per non uscire quando non vuoi dirlo apertamente

  1. scusa della finta indigenza (“non ho i soldi”)
  2. scusa del senso di disciplina ingiustificato ( “sono già uscita ieri”)
  3. scusa del malessere non meglio definito (“non mi sento tanto bene, malditesta, maldipancia, hai presente no?”)
  4. scusa del super io irrisolto detta altresì scusa del genitore dentro di te (“poi viene tardi, mi stanco e domani in ufficio non sono concentrata”)
  5. scusa che non è una scusa ma una cazzata totale (“devo stirare”)

Che poi, io sono di quelle buone, che si fanno convincere, anche se mi sento un piede nella fossa e l’altro pure, e penso sempre carpe diem, domani è il primo giorno del resto della mia vita, metti mai che sia un giorno di merda, almeno stasera sono uscita a farmi una birra. Poi il giorno dopo mi sento come Tom Hanks in Castaway, che parlo con gli oggetti inanimati (tazze, bicchieri, falene) e ho i capelli a nido di chiurlo, ma vuoi mettere sfidare continuamente i propri limiti di tolleranza fisica? Ecco perché anche se piove, anche se quando sono tornata a casa sono svenuta sul divano con la faccia schiacciata nel cuscino, e non so se riuscirò a sopravvivere dalla sindrome della gambe senza riposo che mi affligge da due giorni, uscirò impavida, sfidando i monsoni, le temperature autunnali e la mia stanchezza cronica.

scuse per non uscire

Caro Diario, prox volta magari invece che un giro in barca con naufragio guardo Top Gear e ordino da asporto.

2 Comments

  • diana luglio 7, 2014 at 9:04 pm

    ma se c’è comunque patrik swayze va bene anche se piove!!!!

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    • coriandoliavapore luglio 8, 2014 at 7:43 am

      In quel film poi davvero, ha spostato i confini umani della bonitudine qualche chilometro più in là 🙂

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