Robin Hood e il fascino sempiterno dei buoni sentimenti

Robin Hood e il fascino sempiterno dei buoni sentimenti

Eravamo rimasti a qualche post fa. Nel frattempo sono stata inghiottita dal mese di settembre che, a oggi, è stato un susseguirsi di tsunami di magagne, stress da rientro e una splendida congiuntivite che mi ha donato lo stesso sex appeal del mago cinese di Grosso Guaio a Chinatown.

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Insomma, faccio cacà.

Di queste prime due settimane settembrine ciò che mi è mancato maggiormente sono stati i buoni sentimenti. Avete presente quei gesti semplici, gratuiti, senza secondi fini, che strappano un sorriso gentile, che interrompono per un attimo il ritmo indiavolato delle rogne continue, che rivelano che una certa grazia nel vivere è comunque possibile. Ve li ricordate? No? Nemmeno io. Per questo dopo l’ultimo weekend, quando ormai era chiaro che mi stavo innescando in modalità distruzione totale, il Baffo è corso ad estremi rimedi e ha fatto l’unica cosa in grado di salvarmi da un’escalation di pessimismo cosmico: piazzarmi alla tivù Robin Hood Principe dei Ladri, quello originale, con Kevin Costner pre-Valle Verde e Alan Rickman nei panni di Nottigham (performance per la quale mi domando ancora oggi con sgomento, come non abbia potuto vincere un oscar come migliore attore non protagonista).

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Ma veniamo ai fatti. Siamo nel 1992. Certo, Robin Hood è proprio di quell’anno lì. Vi lascio ora cinque minuti per calcolare mentalmente quanti anni sono passati, alzarvi, andare a bere qualcosa di forte e tornare davanti allo schermo. Cheers! Dicevamo, siamo nel ’92. Kevin Costner è giovane, sta iniziando la sua battaglia con un certo nemico di nome alopecia ma è ancora un fico da paura. Peccato che il suo taglio di capelli sia frutto di quella inquietante corrente anni ’90 che voleva gli uomini simili a castori lontrati dell’Ontario. Segue diapositiva.

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Principe dei Toupè

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Stesse meches

La storia si svolge nell’Inghilterra del XII secolo al tempo in cui il nobile Robin di Locksley fa ritorno a casa dopo un soggiorno a Gerusalemme in compagnia del moro Azeem/Morgan Freeman a cui ha salvato la vita e, probabilmente, fatto dono dell’immortalità (guardatelo oggi, guardatelo nel 1992 e poi non ditemi che è invecchiato).

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Morgan Freeman/Azeem anno 1992

 

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Morgan Freeman con la tinta bianca ai capelli anno 2013. PAURA

Dopo la fatica del conflitto il nostro eroe già pregusta il pensiero di sfondarsi di selvaggina e repliche di Fratelli in Affari e Adolescenti XXL svaccato tra gli arazzi di broccato; invece tornato alla sua villa trova un casino che non ti dico: lo sceriffo di Nottingham gli ha bruciato la casa, ammazzato il padre, ciecato il servitore e vorrebbe pure provarci con l’avvenente vicina di casa, una certa Lady Marion.

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E’ chiaro che Kevin non la prende benissimo. Soprattutto perché col servitore ciecato c’è il rischio concreto che questo per colazione gli serva della candeggina al posto del latte. Così in compagnia dell’immortale Morgan Freeman decide di dare battaglia al fetentone e si unisce alla comunità di Damanhur a un popolo di smandrapponi del bosco in una guerra dura e senza paura, e giù di diligenze svaligiate, frecce come se piovessegalline lanciate sulla folla, scherni e sfottò che manco in Lazio-Roma.

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Apriamo una parentesi. Nel 1992 nel bosco di Sherwood c’era anche Christian Slater ed era parecchio pregevole. Anzi diciamocelo, stava più fico di Kevin stesso.

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Tuttavia il destino lo aveva scherzato parecchio, essendo egli il fratellastro povero e derelitto del Principe dei Toupé. Così mentre l’altro c’aveva avuto la nobiltà, il prestigio, il servitore non ancora ciecato e la vicina nobile e topa, costui era dovuto venire a vivere nei boschi con gli strafattoni di idromele, a mangiare le ghiande e lavarsi tre volte l’anno nel fiume, circondato da donne che parevano omini. Saremmo stati incazzati tutti. Di fatti il povero Will Scarlett è l’unico a non prendere benissimo l’arrivo del fratel prodigo e fin da subito lo schifa, lo tradisce e ci prova secco con Lady Marion (che poi non si capisce come mai non ci stia, ma questo è un altro discorso). Tuttavia l’unica cosa che ottiene è una freccia in mezzo al palmo di una mano e infine si rivela al fratello non prima di avere cercato di mettergliela nuovamente in quel posto.

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Il conflitto si inasprisce. Robin Hood ruba di qua, distribuisce di là, sfregia la guancia dello Sceriffo che continua ad alzare la taglia sulla sua testa. Ma tutto è inutile egli è il più Fico dei Fichi, le folle lo amano, la gente gli mette i like su Facebook e al povero Sceriffo non resta che chiedere consiglio su come liberarsi di ‘sta zavorra alla sua strega personale.

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Trombati la sua fidanzata” gli fa lei arcigna, dopo avere addentato un paio di pipistrelli in un antro che pare la giostra degli orrori di Gardaland (viva le ambientazioni da luna park degli anni ’90). E’ allora che lo Sceriffo dà fuoco a tutto il bosco, dice a Lady Marion che Robin è morto e quindi o si mette con lui o le alternative sono dei bambini sbudellati e lei piangendo sul perduto amore è costretta ad acconsentire.

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E il Principe dei Toupé? Egli effettivamente pareva morto ammazzato dopo essersi librato con una liana in mezzo alla foresta in fiamme; tuttavia grazie alla magia dei buoni sentimenti in realtà è vivo e combattivo più che mai. Radunati i quattro elfi rimasti in vita dopo l’incendio prepara una complessa strategia militare con quattro stecche di legno e due sputi. Fortuna che Morgan in Oriente lavorava come pirotecnico e dal nulla ti fabbrica cinque barili di polvere da sparo pronti all’uso.

Scene finali di grandezza assoluta. Disertori che stanno per essere impiccati, Lady Marion sta per essere violata, Christian Slater sta per essere decapitato, lo Sceriffo sta per essere incoronato, tutti stanno per, quando il Principe dei Toupé scatena un inferno di frecce ed esplosioni. I Disertori si salvano, Lady Marion limona finalmente Robin Hood, Christian Slater è libero di buttare via la sua carriera attoriale con dei filmacci, il Principe dei Toupé torna Principe e compare pure Sean Connery/Re Riccardo che benedice il sacro matrimonio ritira il suo cachet da 250.000 dollari e tutti vivono felici e contenti.

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Se non sono buoni sentimenti questi.

 

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