Il profumo del mosto selvatico

Il profumo del mosto selvatico

Ti ricordi di quando a settembre si andava in bicicletta lungo le risaie?

Ti ricordi di quando a settembre si andava in bicicletta lungo le risaie?

Non ci sono più le mezze stagioni o forse è solo questione che tutto sta diventando un’enorme mezza stagione in cui tutti dicono mezze verità, si sentono incompleti, non hanno mezze misure, e usano tutti i mezzi a loro disposizione senza riuscire a cavare neanche una mezza soddisfazione piccolina.

Il giovedì sera profumo di mosto selvatico, so già che l’indomani avrò mezzi culturali limitati e alla mezza sono ancora in piedi a cercare di capire perché gli appartamenti “decorosi” sembrano un bidone dell’organico, uno stabile in “buone condizioni” è quello che tagliamo le dosi nell’androne delle scale, un “loft” è un garage in cui mentre fai pipì la gente dal salotto ti può fare i cori.

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Se veniamo di lì, se veniamo di lì.

Il mondo è un posto decisamente enorme a pensarci, perdercisi è piuttosto facile, anche i più allenati fanno casino. Ogni tanto per esempio apro una porta credendo che dietro ci sia l’uscita, ho già messo la giacca, preso le chiavi, sono pronta ad andarmene e invece sbam! c’è una parete spessa quattro metri che manco con la nitroglicerina e io ci frano addosso con le migliori convinzioni. Quando mi accorgo finalmente che il cemento è cemento ed è roba che si sfonda con il black’n’decker non con la buona volontà, richiudo e aspetto l’illuminazione, quella del bonzo che ti appare in sogno e ti fa ricordare improvvisamente dove hai dimenticato la tua giacca di pelle quattro mesi prima o come si chiama quella compagna di classe delle medie che hai incontrato domenica pomeriggio e hai pensato “guarda che bellina che s’è fatta, chissà io“, poi ti sei vista riflessa nel finestrino di una macchina con le occhiaie del raffreddore eterno e vabbè almeno leggo tanti libri. Ma che poi non è che son sfighe grosse le mie, solo così di tanto in tanto, mi piacerebbe inciampare in un mazzetto di banconote da 500 euro, svegliarmi la mattina coi capelli più simili a una morbida chioma che al pelo di un cane da caccia, tornare a casa e avere ancora un casino voglia di fare un casino di cose.

A me le mezze stagioni mancano. Erano quelle che ti facevano preparare per tempo per quello che sarebbe arrivato dopo, e ti potevi prendere i tuoi momenti, e guardare le foglie colorate, berti la tua tazza di the, provarti i cappotti dell’anno prima come fossi alla boutique. Maledetti gli americani e la loro comfort zone.

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