Gennaio: the minicicciolis month

Gennaio: the miniciccioli’s month

gennaio

A me questa primavera finta ha messo malinconia.

Che poi non è la primavera, è proprio Gennaio in sé a mettermi malinconia. Gennaio è come una frittata alle cime di rapa: parti coi migliori ingredienti e le migliori intenzioni, sei pronto per il capolavoro, per il migliore mese della tua vita, ma poi basta un attimo di distrazione e la frittata si spacca e va tutto a ramengo. Così invece che con una quiche perfetta e dorata, ti ritrovi con un mucchietto di uova saltate in padella e va tutto a ramengo. Gennaio è un po’ il mese della ramenghitudine, e tenendo conto che sono da poco diventata proprietaria di quattro pareti sto in un perenne sense of alert quasi mi dovesse scoppiare da un momento all’altro una collana di miniciccioli. E se non dovessero partire i lavori? E se dovessi scoprire che sotto il pavimento vive una colonia di tarantole antropofaghe? E se tutti i divani che mi piacciono dovessero per forza costare diecimila euro?

Gennaio è un tappeto di miniciccioli e una scatola di aghi sul pavimento mentre ti aggiri senza calze, è quell’ultimo caffè che potrebbe tenerti sveglia una notte intera, è il dubbio di avere lasciato una maglia blu in mezzo alle lenzuola nella lavatrice. Sarà colpa di questi cieli immensi e teatrali della sera, dove sembra che possa capitare proprio di tutto, sarà che col passare degli anni uno invece che avere il passo fermo ha sempre paura di pestare qualcosa, sarà che non mi sono ancora ripresa dalla fine delle vacanze di Natale e mi manca tanto, ma proprio tanto, il divano e passare i pomeriggi a leggere o guardare la gente che passa fuori per strada.

Volevo dirtelo Gennaio, che non ti capisco.

Non capisco questa tua duplice natura del mese in cui tutto dovrebbe iniziare e invece molto spesso sta fermo dov’è o torna indietro. O si perde.

Tzè.

 

No Comments

Leave a Comment