La malattia che si chiama batticuore.

La malattia che si chiama batticuore.

C’è quell’espressione bella, un po’ demodè, per indicare lo stato di stress psicofisico in cui è in grado di indurci una persona che ci piace. Si chiama batticuore e ben rende l’idea di quell’impressione d’improvviso aumento dei battiti del cuore, accompagnato da tuffi allo stomaco, bocca asciutta, tremore alle mani, vista annebbiata, afasia che ci fa sembrare improvvisamente dei cretini fatti e finiti. 

batticuore

Questo post sarà accompagnato da un degno classico dell’animazione giapponese: il melenso Piccoli Problemi di Cuore

Avete mai pensato a quanto l’innamoramento assomigli al decorso di una malattia? All’inizio compaiono solo pochi sintomi, insonnia, fastidio allo stomaco, difficoltà di concentrazione e poi pian piano si passa a uno stato febbrile vero e proprio in cui si perde il senso di sé e ci si abbandona a gesti inconsulti e insensati, cantare per strada, dimenticare le chiavi della macchina nel frigo, sorridere a tutti immotivatamente. Esiste, esattamente come accade per una qualsiasi influenza di stagione, un momento preciso in cui qualcosa dentro di noi chiama a ritirata tutti gli anticorpi e decide di lasciarsi invadere completamente dal pensiero di qualcun’altro.

batticuore

Vulnerabilità = fase dell’incertezza totale (io/lui/lei che famo?)

All’inizio di ogni  storia d’amore chiunque di noi può con certezza rintracciare l’istante in cui abbiamo abbassato le nostre difese immunitarie e siamo diventati vulnerabili.

La vulnerabilità è l’anticamera del batticuore, senza una non può esistere l’altra; non possiamo innamorarci davvero senza rinunciare a qualcosa che abbia a che fare con la nostra integrità, con quella corazza che indossiamo tutti giorni e ci siamo costruiti per sembrare splendidi, meravigliosi e fichissimi. Di colpo quella persona ci manda in confusione totale, ci viene in mente mentre laviamo i piatti, siamo in coda al semaforo, stiamo comprando i cetrioli sott’olio al Pam. Vorremmo viverci incollati con una tuta di velcro, essere sempre in grado di dire la cosa giusta al momento giusto, non lasciare perdere nessuna occasione per dimostrarci all’altezza. Poi non sempre le cose vanno come vorremmo, a volte il batticuore si trasforma in una carta con due cuori neri rovesciati ed ecco a sfanculare noi stessi per avere ceduto alla tentazione di allentare la zip dell’orgoglio.

batticuore

Fase dello struggimento totale e anche di qualche vaffa ben piazzato

Crescendo ho cambiato idea sull’amore e ho fondamentalmente capito che non esistono ricette universali o strategie da seguire. Ogni persona è diversa, reagisce in modo diverso, ha i suoi modi, i suoi tempi, le sue reticenze. Per tutti vale però la regola che senza quell’abbandono iniziale, quello con cui rischiamo tutto sapendo che potremmo ritrovarci come uova in mezzo a una transumanza di elefanti, non proveremo mai un autentico batticuore. E che in fondo, se uno non prova mai a togliere il freno a mano sicuramente non rischia di schiantarsi ma non conoscerà mai nemmeno l’ebbrezza di qualche minuto di folle velocità, col finestrino giù,il vento nei capelli e un lungo nastro di strada che non si capisce dove porti.

marmaladeboy5

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(questo post è dedicato alle amiche del brunch domenicale con cui ho condiviso chiacchiere e calorie illimitate. siete belle!)

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