Lelogio della gentilezza di George Saunders

L’elogio della gentilezza di George Saunders

Sono una di quelle persone che quando si alza la mattina ha bisogno di leggere qualcosa per svegliarsi. Di solito sono i messaggi che qualcuno mi ha scritto la sera precedente, guardo l’ora a cui mi sono stati inviati, penso che stavo già dormendo, me ne vergogno e affogo il mio dispiacere nella solita tazza di earl grey con tanto di biscotto panna e cacao. Tranquilli comunque, questo post non parlerà delle mie abitudini a colazione, né dei motivi che mi portano ad alzarmi due ore prima di andare al lavoro e riuscire comunque a essere sempre sul filo del ritardo.

Questo post parlerà del meraviglioso potere della gentilezza, di quanto ci sia sconosciuta nella vita di tutti i giorni, e di come il Baffo non perda occasione di ricordarmi che a essere gentili ci vuole davvero poco (quando io sto già staccando con i denti la sicura delle bombe a mano).

Il mio stato confusionale di stamane mi ha portato a navigare il web incappando nel discorso che lo scrittore George Saunders fece ai laureati della Syracuse University nel 2013. Che comunque io ‘sta cosa dei discorsi vip alla fine della laurea la trovo parecchio figa si può dire? Gente che ne sa che ti sprona a dare il meglio, a essere positivo, ad avere fiducia. Mica come da noi che mentre sorridi al fotografo pensi già con terrore alla prospettiva di doverti trovare un lavoro pessimo e malamente retribuito. Un po’ di self-confidence non farebbe male a nessuno e aiuterebbe i giovani laureati a non fare cazzate incredibili tipo la sottoscritta che per colpa dell’ansia di restare disoccupata, il giorno dopo la laurea in filosofia era travestita da babbo natale a truccare dei bambini di fianco a un trenino glitterato con meno tredici gradi. Quanto avrei avuto bisogno di George Saunders!

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Ma chi è George Saunders? Sempre questa mattina tra un biscotto e l’altro, mi sono ampiamente documentata (ecco perché forse arrivo sempre sul filo del ritardo): è uno scrittore americano, è un ingegnere geofisico, ha vinto per quattro anni il National Magazine Award e nel 2013 è stato inserito da Times nelle dieci persone più influenti del mondo.

Uno qualsiasi insomma.

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Pensare che tutti erano convinti che dopo lo stay hungry/stay foolish  nessuno sarebbe riuscito a battere il record di “discorsi profondamente toccanti, ironici e allo stesso tempo significativi da fare a dei neolaureati“. Invece arriva questo omino con barba, baffi e occhiali e inizia a ironizzare sui discorsi per neolaureati, si dà del vecchio e come vecchio decide di raccontare una storia FONDAMENTALE: cosa della storia della sua vita rimpianga sul serio.

Il discorso parte proprio da qui, da una riflessione su quali sono le cose della sua vita che lo hanno fatto rammaricare davvero.

“Bene: di che cosa mi rammarico? Di essere stato povero, di quando in quando? Non proprio. Di aver fatto mestieri tremendi, come “estrarre le articolazioni” in un mattatoio? (Che non vi venga assolutamente in mente di chiedermi che cosa ciò comporta.) No. Non mi rammarico di ciò. Di essermi tuffato senza nulla addosso in un fiume di Sumatra, un po’ alticcio, e di aver guardato in alto, e di aver visto qualcosa come trecento scimmie sedute su una tubatura intente a cagare di sotto, nel fiume, proprio quello nel quale stavo nuotando io, con la bocca spalancata e tutto nudo? E di essermi ammalato in seguito a ciò, e di essere stato male per i sette mesi successivi? Non proprio”.

La cosa di cui George si rammarica davvero è una bimba, una sua compagna di classe delle medie che si chiama “Ellen”. Ellen arriva in seconda media, è nuova, è timida, non lega coi compagni, sta sempre un po’ in disparte. George non la prende in giro come altri compagni, la osserva e a volte la difende nei discorsi con gli amici ma non interviene, non si espone, non è davvero gentile. E di questo si rammarica, più di avere nuotato in mezzo alla merda di centinaia di scimmie, più di avere spolpato delle interiora bovine, più di tutto; perché in quell’occasione, con la piccola Ellen, non ha saputo essere abbastanza gentile. E poi lei un giorno è partita e il tempo per rimediare è rimasto un banco vuoto nella sua classe.

“Ecco, questa è una cosa vera che adesso so di sicuro, anche se si tratta di qualcosa di un po’ trito e non so con esattezza che farne: ciò che rimpiango di più nella mia vita è aver mancato di essere gentile. Mi riferisco a quei momenti in cui davanti a me c’era un altro essere umano, addolorato, e io ho reagito… assennatamente. In modo riservato. Bonario.”

A questo punto ciò che si chiede George è quale sia il nostro problema, perché non riusciamo a essere gentili? La verità è che riteniamo le nostre esigenze prioritarie rispetto a quelle altrui, anche se ciò che vogliamo nel profondo dei nostri cuori sarebbe essere meno egoisti. E poi la gentilezza sembra una cosa demodé, di anime molli, di membra deboli, da poveretti.

“Il fatto è che si finisce con lo scoprire che essere gentili è difficile. Perché essere gentili all’inizio è essere tutti arcobaleni e cucciolotti, ma poi si espande, fino a includere… beh, proprio tutto. […]  La vita reale ci prende a calci nel sedere, e la gente accorre in nostra difesa e in nostro aiuto, e così impariamo che non siamo separati dagli altri, né vogliamo esserlo. “

Ecco io su questa cosa che essere gentili sia difficile voglio aprire una parentesi. Non è difficile, è difficilissimo, in certi casi quasi completamente impossibile. In tutti questi momenti, senza avere ancora letto il discorso di George Saunders, ho imparato una lezione fondamentale sulla mia pelle: essere maleducati, arroganti e sgarbati lascia sempre una sensazione di amaro in bocca, anche quando il colpo va a segno, anche quando la granata centra il bersaglio. Io almeno mi sento diminuita nel mio essere, sento che in qualche modo sono scaduta a un livello più basso. Non c’è felicità nel prevaricare l’altro, davvero. Forse oscuro piacere, soddisfazione del momento ma non felicità.

Così il Giorgio conclude il suo discorso con un bellissimo augurio per tutti quei ragazzotti brufolosi che si fanno aria col cappello: di rimpicciolire il loro io e di aumentare nell’amore, ed è una roba che cercherò di fare anch’io tutte le volte che l’istinto mi porterà a caricare un fucile a pompa invece di sforzarmi di tirare fuori una reazione luminosa e gentile.

“Fate tutte le altre cose, quelle ambiziose – viaggiare, diventare ricchi, acquistare fama, essere innovativi, essere leader, innamorarsi, fare fortuna e perderla, nuotare nudi nei fiumi in mezzo alla giungla (dopo aver controllato che non ci siano in giro scimmie che cagano) – ma qualsiasi cosa farete, nella misura del possibile eccedete in gentilezza. Fate ciò che vi può indirizzare verso le risposte a quelle grandi domande, cercando di tenervi alla larga dalle cose che possono sminuirvi e rendervi banali. Quella luminosa parte di voi che esiste al di là della vostra personalità – la vostra anima, se credete – è tanto luminosa e brillante quanto nessun’altra”.

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