Il mio primo concerto in stato interessante: The Tallest Man On Earth

Il mio primo concerto in stato interessante: The Tallest Man On Earth

Di bicipiti svedesi e atmosfere tonnate.

Venerdì sera dopo essere risorti dal divano che ci tratteneva con insistenza, io e Baffo partiamo alla volta dell’Hiroshima Mon Amour, tempio della musica indie torinese, nonché locale la cui temperatura interna oscilla tra i 40 e i 50 gradi centigradi. Fuori piove e fa freddino, noi si fa la coda per ritirare i biglietti osservando la meravigliosa fauna da concerto di ragazzine hipster con deliziosi vestitini fiorati, giovani maledetti con cappelli a larga tesa e tabacco d’ordinanza, trentenni vestiti come Guccini che si lamentano dei reumatismi e rievocano live di dieci anni prima, trentenni incinte che si domandano se sarà possibile ordinare un gin lemon analcolico (io).

the tallest man on earth

Mi manchi

Una volta entrati lasciamo i cappotti al guardaroba (buuuuuuu) nonostante io insista che sia una cosa da vecchi (buuuuuuuuu); non ricordo infatti di avere mai assistito a un concerto senza il mio cappotto accartocciato in borsa tipo origami o incastrato tra le gambe a impregnarsi di cocktail sul pavimento. Ma adesso ormai abbiamo un’età e dobbiamo comportarci di conseguenza (buuuuuuuuuuu). Per onorare la giusta atmosfera da concerto il Baffo si concede una birra sotto i miei occhioni anelanti; anch’io bramerei un cocone ghiacciato a dissetare la mia faringe disseccata ma so con certezza che il tempo di attesa tra l’introduzione di un liquido nel mio corpo e la sua espulsione si aggira intorno ai cinque minuti e 45 secondi. Sono più puntuale di un cronometro Garmin. E assistere al concerto dalla porta del cesso non mi sembra una rosea prospettiva.

D’un tratto inizia o show  annunciato da una pletora di urla femminili.

The Tallest Man On Earth è in effetti un affermato cantautore indie un nobile rappresentante della categoria Fighi&Fregni: il bicipite svedese, la maglietta slabbrata e il capello sconvolto riscaldano l’atmosfera delle prime file e suscitano la scontata ilarità dei maschi italiani che disquisiscono a bassa voce di ipotetiche scarse dimensioni del front man, mentre le proprie compagne stanno sganciando reggiseni e sognando un futuro di bambini biondi e polpette dell’Ikea.

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Li mandassero così gli operai Ikea a montare i mobili da ufficio

Io fortunatamente per il Baffo non ho mai subito il fascino dei biondi e comunque anche questa volta avrei le mie difficoltà  perchè davanti a noi si abbatte la temibile maledizione dei Thunderbirds: quattro ragazzi dotati di un’altezza ragguardevole, con dimensioni craniche pari a quelle dei noti beniamini della serie televisiva e pettinature che urlano balsamooooo!

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La maledizione dei Thunderbirds

Inutile dire che da quel momento non vedo più una mazza se non sprazzi di chitarre e capelli e finisco per seguire buona parte del live sul cellulare di una ragazza di fianco. Voi sareste favorevoli a fare pagare una sovratassa ai troppo alti e troppo cranici ai concerti? Io sì.

Alcune considerazioni musicali. La musica dell’Uomo Più Fregno Più Alto del Mondo è romantica e pregevole, il live ha veramente un sound incredibile e più volte mi ritrovo a confermare al Baffo che lo preferisco di gran lunga al disco di cui sopportavo poco i falsetti isterici. Non diventerò una super fan dei Tallest Man On Earth ma concedo loro una stellina d’argento apprezzando l’atmosfera nordica, il disimpegno indie e un certo lirico intimismo. La verità è che ci sento dentro Shout Out Louds, Bob Dylan, Fionn Regan e cielo! il Rio Mare Patè al Tonno che il ragazzo davanti a me deve avere mangiato per cena.

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C’è infatti questo piccolo problema che non avevo considerato nel prevedere la mia partecipazione a un concerto al quarto mese di gravidanza: il super olfatto, che mi permette sì di sentire profumo di crepes alla nutella a quattro isolati di distanza ma anche di percepire con profonda passione tutte le puzze possibili e immaginabili. E credetemi, quel ragazzo si è abbuffato di bruschettone di patè e ha grosse difficoltà a digerirle. Vorrei fortissimamente offrirgli una gomma da masticare senza sembrare sgarbata ma so che non è possibile. Si può essere insensibili in gravidanza? Usare la propria pancia come alibi è politically correctNon sapendo ancora cosa rispondere a queste domande mi rassegno a trascorrere il resto del concerto con l’impressione di essere seduta dentro una scatoletta di tonno rancido.

Ragazzo del Patè al Tonno se per un fortuito caso della vita mi stai leggendo ti do un consiglio prezioso: non mangiare mai più tubetti di pesce concentrato prima di un concerto, innanzitutto perché ti verrà una sete incredibile e spenderai almeno venti euro di birra al bancone, secondo perché la ragazza che ti sei portato dietro, dopo avere pensato che l’uomo fregno sul palco in fondo è solo un sogno mentre tu sei realtà, si avvicinerà per baciarti e all’ultimo virerà in un goffo abbraccio fraterno lanciando alla ragazza di fianco (io) un’occhiata a metà tra il supplichevole e l’interrogativo.

Sì cara, stiamo pensando alla stessa cosa

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Voulez vous paté avec moi? Ma anche no, grazie.

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