Sopravvivere allariete

Sopravvivere all’ariete

Il mio segno zodiacale è l’ariete.

Dell’ariete si dice che abbia un estremo bisogno di agire e coordinare e che rifiuti categoricamente di venire organizzato o dominato da altri; ne sa qualcosa Santo Baffo quando cerca di darmi consigli utili in situazioni complesse mentre mi ribello come un pitone ghanese, vivendo qualsiasi suggerimento come un’insopportabile intromissione nelle mie decisioni scolpite nella roccia.

Purtroppo l’istinto primario delle arieti è quello di logorarsi sempre e comunque: per il troppo lavoro, per la troppa rabbia, la troppa felicità, la troppa tristezza, i troppi obiettivi. Anche qui il Quasi Sempre Pazientissimo Baffo, nel corso degli anni, ha dovuto supportare sopportare la sottoscritta lungo folli montagne russe di nevrosi e angosce di vario genere e tipo, da quando volevo diventare leader di un’associazione di orti urbani, a quando ero in trip da gioielli artigianali e facevo banchetti con meno tredici gradi (true story).

C’è da dire che comunque il segno zodiacale dell’ariete non è proprio soltanto una grandissima scoreggia ma ha anche i suoi lati positivi: siamo generosi e dimentichi di prestiti e favori, ci incazziamo a manetta ma dimentichiamo tutto nel giro di pochi secondi e dopo ogni caduta siamo sempre pronti a rialzarci e tirare nuove poderose craniate contro l’esistente.

L’ariete è come Baby di Dirty Dancing: nessuno davvero può metterci in un angolo. Provate a dirci che non siamo in grado di fare qualcosa e vi ritroverete a fronteggiare una volontà più dura del diamante, un razzo missile di ostinazione fotonica, una portentosa testardaggine in grado di scalfire qualsiasi pronostico.

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Perché siamo sinceri: nessuno avrebbe dato una seria possibilità a ‘sta grissina di rimorchiarsi il sexy Patrick.

Fatta questa doverosa premessa su cazzi e mazzi delle arieti nel mondo, parlando invece dell’ariete che sono io, posso confessare apertamente che la cosa più difficile della mia esistenza sia stata quella di gestire in maniera ottimale la poderosa energia sviluppata dalle mie viscere. Immaginate di nascere con una bomba ai protoni posizionata nello stomaco che si attiva ogni volta che provate un’emozione troppo forte. In qualche occasione sono arrivata a sentire il click dell’innesco; un paio di volte mi è successo di andare oltre e la cosa mi ha spaventato abbastanza da non volere ripetere l’esperienza MAI PIU’.

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Avete presente il bambino sciamano di Looper che con un urlaccio distrugge le case e fa volare via le persone? Eccomi.

Di conseguenza ho dovuto sviluppare una precisa strategia per sopravvivere a me stessa: dosare una certa quantità di sfracellamento corporeo (e per tale intendo proprio fatica fisica bruta, sudore, sfiancamento delle fibre cellulari) con una pari dose di contemplazione mistica, riflessione e distacco zen dalle brutture del mondo. In sintesi, se prima mi aggiravo nel mondo come fossi Michael Douglas in Un Giorno di Ordinaria Follia ora ho un antidoto prezioso da giocarmi nelle situazioni di pericolo: la Disciplina.

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Disciplina? E perché non una bella testata sui denti?

Sto parlando proprio delle regole, quelle robe che durante l’adolescenza trovi piacevoli come le piogge acide e invece in età adulta ti rendi conto che per certi versi funzionano davvero. Alcune delle mie regole generali (che poi variano a seconda dei periodi) sono:

  • adeguata quantità di ore di sonno
  • pratica continuativa del non incazzarsi per immotivate futilità
  • ricerca quotidiana di un momento per farsi una sana risata
  • attività fisica (vedi sfracello)
  • studio di cose nuove
  • lettura di qualche cosa di vagamente intelligente
  • esercizio costante di curiosità

Queste sono solo alcune linee guida base che mi vengono in mente così su due piedi. Ma funzionano davvero. Soprattutto per quelle giornate in cui la vita ti va demmerda e sei stanca e frustrata e vedi tutto nero e inizi a stare immobile e seppellirti una palata alla volta.

Adesso quando mi succede e mi viene voglia di mettermi comoda sulla mia sedia di depressione cosmica mi sposto un po’ sulla punta e cerco di impartirmi una porzione di sana disciplina; mi sforzo di uscire, di spegnere la televisione, di fare una telefonata, di cucinare qualcosa di buono, di avere un pensiero positivo anche nella giornata più nefasta. E se all’inizio sembra che non capiti nulla, pian piano il cuore si riscalda un po’, gli angoli della bocca si piegano in su e sento una strana sensazione di sollievo.

Ultimamente sto usando un’applicazione di supporto alla mia disciplina da ariete. Si chiama Grid Diary.

Tendenzialmente è una sorta di diario che giorno per giorno riporta una serie di domande per riflettere su quanto e cosa si è fatto nelle ventiquattrore precedenti. La grafica è molto essenziale, ogni giorno è suddiviso in riquadri in cui sono riportate domande personalizzabili, che scandiscono una sorta di “intervista” di fine serata da fare a noi stessi. Il mio è attualmente impostato su una serie di sezioni dedicate soprattutto a riflettere su cosa ho portato a termine durante la giornata e quali sono invece gli aspetti migliorabili, più un memo che mi ricordi di tenere i contatti con gli amici senza lasciare che la stanchezza o il divano prendano il sopravvento.

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Cosa ho scoperto tenendo un diario? Che mi è più facile ricordare come ho vissuto nell’ultimo periodo e che posso monitorare anche pericolosi sconfinamenti di pigrizia o di cattivo umore. La app è gratuita, esiste una versione pro che non ho ancora sperimentato, ma la trovo comunque molto carina se non si ha tantissimo tempo a disposizione per meditazioni mistiche, per cui la consiglio a tutti quelli che tendono a perdersi un po’ nella routine quotidiana.

Tenere un diario può essere di aiuto per perseguire una certa disciplina personale? In senso generale non saprei, ma per quanto mi riguarda direi di sì. Se a fine giornata mi faccio certe domande, sono anche costretta a rispondermi e quindi a considerare quali sono i buoni propositi che tralascio più facilmente e sui quali devo migliorare.

In conclusione è davvero possibile sopravvivere all’ariete che si è o alle arieti che ci circondano? Solo con uno sfrenato esercizio di pazienza e comprensione e una buona dose di unguento anti-cornate.

Disclaimer: il post contiene un link all’applicazione di Grid Diary. Il contenuto del post è stato scritto e scelto per mia volontà personale, dubito fortemente che il team di Grid Diary ne sia a conoscenza 🙂

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