gravidanza

Nono mese di gravidanza: piccoli strudel crescono.

Dicono che i nove mesi di una gravidanza passino velocissimi.

Sinceramente non saprei dirlo, dal momento che da una parte mi sembra ieri di avere scoperto l’avvento del piccolo Strudel* (ultimo soprannome del nostro per esprimere la sua attitudine peculiare di estrudere arti dal mio ventre), dall’altra l’impressione è che siano successe tantissime cose e che questi mesi abbiano assunto la connotazione di un anno dentro l’anno, come se il 2016 valesse doppio insomma.

Raggiunte le 36 settimane devo confessare di sentirmi ormai incinta al 100%: mi sono già riscoperta un paio di volte a piazzarmi a gambe larghe con le mani sui fianchi per riprendere fiato dopo uno scatto troppo poderoso per andare dalla cucina al bagno, ho detto addio al mio pollice opponibile (mi cade TUTTO), ho perso qualsiasi senso del pudore e ogni capacità razionale di allacciarmi i sandali di Tommy Hilfiger che mi piacciono tanto.

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Tommy, che i tuoi fottuti laccetti di pelle siano maledetti perché quando hai creato quegli splendidi sandali non avevi certo in mente una donna la cui pancia copre ormai non solo la visuale dei suoi piedi ma anche buona parte di ciò che si trova nelle immediate vicinanze.

Sono abbastanza fiera del fatto che, nonostante tutto, sto cercando di evitare di trascorrere le giornate a languire come un cetaceo sul divano; sono riuscita a fare cose fondamentali come andare dal parrucchiere, leggere libri interessanti, cucinare abominevoli torte caloriche, vedere tutti/e quegli amici/amiche per cui di solito il tempo è poco e aggiornarmi sui loro destini attuali, passeggiare per Torino e godermi la città durante le ore diurne, scrivere sul blog.

Per questo devo ringraziare il Baffo che, nei panni di esperto badante, ha moderato con delicatezza la mia crescente panzitudine intervenendo tempestivamente in tutte le occasioni in cui per orgoglio personale non riuscivo ad arginarmi come ad esempio:

  • frenesie alimentari (tipo ordinare quantità smodate di fritto di pesce alle dieci di sera sapendo che le probabilità di digerirlo erano le stesse che Zaza segnasse il rigore)
  • incidenti domestici (al termine della gestazione dovremmo probabilmente fare un salto all’Ikea per comprare un nuovo servizio di piatti. In virtù delle mie mani molli nelle ultime settimane ho frantumato stoviglie, barattoli di vetro et similia come se non ci fosse un domani)
  • cali di batteria repentini e ineluttabili (ad esempio dai ti prego usciamo andiamo fino in piazza castello, facciamo due passi che se stiamo in casa mi deprimo, ma no che non fa così caldo, oddio fa caldissimo, oddio che male ai piedi, oddio sono stanca, ho sete, devo fare tutta la pipì del mondo, torniamo a casa subito)
  • acquisti incauti (passerà alla storia il momento in cui nel camerino di Stradivarius ho chiesto supporto al Baffo per estrarmi viva da un tubino nero fasciante con cui sembravo la versione esplosa di Kim Kardashian)

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Anche il piccolo Strudel tuttavia ha avuto la sua parte.

Imparare a convivere con qualcuno che è dentro di te, parte di te ma che nel contempo si fa bellamente i fatti suoi è un’esperienza pazzesca. Ti fa capire che la vita dipende dalle conseguenze delle tue azioni ma che, molto spesso, ha un’alta dose di improbabilità assoluta, per cui le cose succedono e basta. Ti fa capire che in fondo il più delle volte il bello  sta proprio in quegli eventi che non ti saresti mai aspettata e che arrivano gratuiti, sfolgoranti e meravigliosi a sparigliare le carte del tuo personale battle plan.

Detto questo vorrei comunque aprire una parentesi su un ultimo importantissimo aspetto.

Da quando sono al nono mese mi sento come se fossi candidata all’Oscar. Ogni qualvolta mi aggiro per il quartiere per svolgere mansioni epiche tipo comprare il pane, passare in farmacia, pagare una bolletta alla posta, vengo profusa di complimenti e congratulazioni da chiunque.

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Ho una pletora di fan dai 75 anni in su che neanche Rita Dalla Chiesa ai tempi di Forum. Mi fermano signore e signori per sincerarsi della data del parto, delle mie condizioni fisiche, del sesso del nascituro e giù di complimenti, congratulazioni, vedrà che bel faccino che verrà fuori, ha una pancia meravigliosa, speriamo non faccia troppo caldo, auguri di ogni bene.

Oh. Comunque è figo.

Sembra che tutto il quartiere stia facendo il tifo per me, come se fossi l’incarnazione vivente di una finale dei Mondiali. Che poi date le mie dimensioni ormai posso fare tutti i ruoli, undici giocatori in campo, allenatore, tifoseria, pallone e porta compresi.

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Non resta che aspettare il fischio d’inizio.

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