Francesco Jodice allo spazio Camera

Francesco Jodice allo spazio Camera

Occasioni culturali pregevoli: francesco jodice a camera (Torino)

Una decina di giorni fa sono finalmente riuscita a pianificare una visita a Camera, centro italiano per la fotografia, che ha aperto i battenti a Torino da poco più di un anno in quel di via Delle Rosine (qui il sito internet). L’occasione era la mostra “Panorama” di Francesco Jodice, architetto, fotografo e videomaker italiano. Se volete sentirvi piccoli e insignificanti basta fare qualche ricerca e leggere la sua biografia, o molto più semplicemente è sufficiente dare uno sguardo a uno dei suoi lavori degli ultimi anni.

Panorama” rappresenta un’ottima occasione di conoscere l’opera dell’artista e racconta le principali direttrici del lavoro di Jodice, restituendo allo spettatore un affresco moderno del mondo globalizzato nella sua complessità, bellezza ed estrema fragilità. I progetti presentati all’interno dell’esposizione sono sei: What We Want (dal 1996 e tutt’ora in progress), The Secret Traces (1997-2007), Citytellers (2006-2010), Ritratti di Classe (2005-2009), The Room (2009-2016), Solid Sea (2002).

francesco jodice

© Francesco Jodice, What We Want, Phi Phi Ley, R18, 2003

Il progetto che in assoluto mi ha colpito di più è “What We Want” dedicato alla realizzazione di una sorta di atlante geopolitico che descrive i paesaggi di 150 città diverse e racconta la capacità dell’uomo di alterare il paesaggio urbano fino a trasformarlo a sua immagine e somiglianza. Le immagini proposte sono sempre corredate da una storia che, come un flash narrativo, fa luce su un particolare aspetto o tradizione di quel determinato angolo di mondo. L’impressione è quella di osservare le tessere di un mosaico multiforme che, anno dopo anno, va a comporre un quadro finale sulla relazione complessiva delle vicende umane nel teatro globalizzato.

Una cosa da niente insomma.

Fate conto che nonostante la mia condizione attuale di megattera ho trascorso almeno un’ora in piedi in preda a una trance mistica a sfogliare ripetutamente i due volumi di questo progetto, riflettendo su quanto poco nella quotidianità dei giorni mi accada di interrogarmi sul sistema-mondo in cui sono inserita o sui processi che lo regolano:  il mondo che desideriamo che mondo è? Quanto ci sentiamo felici/soli/al sicuro/vulnerabili in questa enorme rete globale e interconnessa? Siamo in grado di dominare il mondo dei nostri desideri o invece ne subiamo le conseguenze? Perché non so un sacco di cose che sento che dovrei sapere? 

francesco jodice

© Francesco Jodice, What We Want, Osaka, T48, 2008

 

francesco jodice

© Francesco Jodice, What We Want, Oostende, T43, 2005

 

francesco jodice

© Francesco Jodice, What We Want, San Paolo, T39, 2006

L’altro progetto che mi ha letteralmente inchiodato alla sedia è stato il documentario Solid Sea 01: the Ghost Ship, installazione video che ripercorre la vicenda della Yohan, nave greca salpata da Cipro con un carico di circa 450 rifugiati provenienti da India, Pakistan e dal Tamil Nadu, naufragata nella notte del 25 dicembre 1996 al largo di Capo Passero in Sicilia causando la morte di 283 persone.

Nonostante le denunce dei sopravvissuti la tragedia viene ignorata dalle autorità italiane e dagli altri paesi coinvolti per cinque lunghissimi anni, fino a quando il ritrovamento da parte di Salvatore Lupo, un pescatore di Capo Passero, della carta di identità appartenente a un ragazzo Tamil e le conseguenti indagini del giornalista di Repubblica Gioavvni Maria Bellu non portano a scoprire e riprendere il relitto. A oggi i responsabili della strage restano impuniti e i resti di 283 persone giacciono sul fondo del mare.

Il mondo che vogliamo, appunto.

Ora. La tentazione di raccontare tutta l’esposizione minuto per minuto è fortissima ma ovviamente non voglio né spoilerarne integralmente i contenuti né farvi passare la voglia di andare a vederla e trarne le vostre personali conclusioni. Tuttavia mi sento di consigliarvela con mani, piedi e cuore.

E’ davvero un’occasione unica e lo spazio di Camera, c’è da sottolinearlo, è bellissimo: bianco, scenografico, ben illuminato, con didascalie scritte in font leggibili e di dimensioni umane, personale gentile alla cassa e ottimo bookshop piccolo ma ben fornito e dotato di accesso diretto al negozio della Leika in cui ho evitato di mettere piede per non incominciare a piangere come al solito su qualche modello inaccessibile.

La mostra Panorama sarà aperta al pubblico fino al 14 agosto 2016, dalle 15.00 fino alle ore 21.00 (con ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura). Intero € 10, Ridotto € 6.

Andateci e fatemi sapere!

 

 

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