Sopravvivere al cambio dellarmadio

Sopravvivere al cambio dell’armadio

Ma c’è davvero un modo di sopravvivere al cambio dell’armadio? Come affrontate questo dramma?

Sono giorni che ho a che fare con una neverending pletora di magliette, maglioni, gonne, gonnelline, giacchette e com’è possibile che io abbia davvero acquistato tutta questa mole di vestiario senza MAI BUTTARE NULLA? La cosa più sconcertante è che sono stata in grado di portare con me questo castello errante di stracci in numerosi traslochi senza sentire mai la necessità di disfarmene.

south park-cambio dell'armadio

C’era stato a dirla tutta un momento quando nel corso del trasferimento in via Bonzi il saggio Baffo mi aveva fatto notare che solo con i miei vestiti ero stata in grado di saturare di scatoloni un furgone Remax da traslochi, ma non ci avevo dato troppo peso, relegandola alla solita osservazione da maschio che con tre maglie e due paia di pantaloni ha risolto i suoi outfit per i secoli a venire.

sophie kinsella-cambio armadio

Tuttavia di fronte alla miriade di abiti che ho passato in rassegna in queste ultime ore devo confessare che la cosa mi è chiaramente sfuggita di mano. Il mio armadio è una millefoglie delle mode degli ultimi trent’anni, uno scavo archeologico di outfit dalla preistoria a oggi, ci trovi i camicioni alla Beverly Hills 90210 dei primi anni novanta, i maglioni slabbrati della maturità quando tentavo di darmi invano un’aria da nouvelle vague, i cappotti vintage dell’università che sembrano la fodera di un divano, le giacche nere dei primi speranzosi colloqui di lavoro. Morale della favola sono giorni che cerco di venire a capo di questo delirio vestamentario alternando sentimenti che vanno dalla costernazione, all’angoscia profonda e in alcuni frangenti anche a un forte desiderio di piromania.

south park-cambio dell'armadio

Mi sembra di vivere in una puntata di quei reality di Real Time con gli accumulatori seriali che li guardi e pensi ma dai che roba finta non è possibile esista della gente così e poi ti ritrovi di fronte all’ineluttabilità di una pila di centinaia di tshirt con gli animaletti che hai comprato negli ultimi vent’anni e ti rispondi che invece sì è possibile e sì HAI UN PROBLEMA.

real time-cambio dell'armadio

L’avrete notato anche voi che da quando passo parecchie ore tra le mura domestiche sto cercando di migliorare la mia condizione di disagio casalingo. Ho deciso quindi che non potevo certo lasciarmi scoraggiare da un armadio ricolmo di minchionate e, armata della più ferrea volontà, ho affrontato la faccenda una volta per tutte. NON SI TORNA INDIETRO QUESTA VOLTA. Niente forse però l’anno prossimo lo metto, niente ma magari se gli faccio l’orlo, solo buon senso e volontà di andare fino in fondo. Ogni capo di abbigliamento è stato rigidamente suddiviso in:

  1. Da gettare. Stiamo parlando principalmente di:  – indumenti utilizzati per lavori di fatica tipo traslocare, dipingere, scrostare la carta da parati della casa di via Bonzi – candeggi finiti nel peggiore dei modi, jeans dalmata, magliette involontariamente effetto batik e altre amenità.
  2. Da donare. In questa categoria rientra tutto ciò che non ricordo di avere indossato negli ultimi quattro anni o ciò che ormai mi vergogno di indossare in quanto palesemente fuori età (addio minigonne inguinali da sfoggiare dopo diete restrittive). I miei andranno qui e spero che facciano felici qualcuno che non può permettersi il lusso di un cambio di armadio e ha effettiva necessità di un maglione pesante o di un paio di pantaloni per l’inverno.
  3. Da vendere. Questo invece il destino che attende quei capi che seppur dignitosi o palesemente pregevoli non mi entrano più/mi stanno obiettivamente male/sono stati un acquisto azzardato. A questo proposito sto finendo di fotografare e prezzare i pezzi migliori che a breve metterò sul mio account Depop (con estrema fantasia sono sempre @coriandoliavapore pochi lustrini e molta sostanza ma se qualcosa vi interessa fate un fischio, su Torino consegno a mano).
  4. Da riporre e riproporre il prossimo inverno. Qui invece annoveriamo tutti gli abiti a cui sono invece estremamente affezionata ma che in prospettiva di una stagione in cui mi toccherà uscirle spessissimo con temperature proibitive si rendono di difficile manutenzione. Sono quelle cose a cui quando sei incinta non pensi perché sei troppo impegnata a riguardarti tutte le serie di Gilmore Girls.
  5. Da conservare. Alla fine devo ammetterlo. Le cose da salvare sono state veramente poche e si è trattato per lo più di acquisti di un certo valore che però sono durati nel tempo, a differenza delle milioni di cazzabubole comprate in preda a frenesie depressive post ufficio (tipo quando d’inverno uscivo alle sei e mi fiondavo dentro l’Oviesse vicino casa).

Dopo circa una settimana di riordino scatole e scatoloni che neanche in un centro di smistamento della Dhl, ho terminato l’impresa. E sapete? Ho provato una specie di pace zen ad alzarmi al mattino, aprire l’armadio e trovarlo sgombro da un’accozzaglia di appendini. Ora ci sono solo le cose che effettivamente metto spesso e trovandole così, ordinate ed essenziali sono riuscita anche a creare degli abbinamenti carini sconfiggendo il mio terrore del non avere più nulla da mettere.

cambio dell'armadio

Sono fierissima. Non solo. Ho anche superato la prova del fuoco: ieri entrata in un monomarca con milioni di offerte a nove e dieci euro non ho comprato NIENTE. Neanche un paio di calzini, una maglietta coi gattini, l’ennesimo paio di pantaloni cheap. Che sfiga però. Adesso che attraverso questa fase minimale non posso neanche premiare la mia fatica con un acquisto superfluo ma gratificante. Oppure sì.

Esco e mi compro due cannoli. 

cambio dell'armadio

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