Le mie cinque canzoni preferite per guidare in mezzo alle risaie

Le mie cinque canzoni preferite per guidare in mezzo alle risaie

Se siete cresciuti in mezzo a risaie padane tra zanzare, nebbie e umidità che neanche in Vietnam, forse la rubrica di questa settimana non vi sembrerà così singolare. Considerate questa prima playlist un omaggio alle canzoni che hanno fatto da colonna sonora alla mia vita mandriana nella Seattle del Piemonte, quando ancora splendevano i primissimi anni duemila e il sabato sera la meta preferita era il pub dietro il cavalcavia.

Chico – The Concretes

Ho un ricordo precisissimo di questa canzone, risaie allagate, credo mese di maggio, io che sto guidando la terribile Pluriel (un giorno dedicherò un post alle auto acquistate dalla mia famiglia e alla loro insensatezza) di ritorno dalla ridente cittadina di Alessandria. Sto seguendo un corso terrificante di marketing che irride alla mia intelligenza e alle mie abilità ma la mia ansia post laurea mi annebbia la mente. Quel giorno lì però non so perché sono inspiegabilmente di buon umore: c’è il sole, c’è l’estate che sta arrivando, ho i capelli di una giusta lunghezza e le lentiggini che spuntano nello specchietto retrovisore dell’auto. Oggi la medesima canzone è utilizzata per addormentare l’Idolo quando neanche il dondolio più estremo ha avuto la meglio.

Sondre Lerche – On and Off Again

Comunque per me è difficilissimo trovare canzoni allegre che mi piacciano davvero, sono più il tipo da tristissimi pipponi e lacrimevoli ritornelli. Tuttavia questo pezzo mi piace da pazzi e non è triste per niente. Secondo me parla della piacevolezza di certi cambiamenti esistenziali, un po’ della serie non tutto il male viene per nuocere e il ritornello dice proprio questo di come a volte ci stupiamo delle cose che cambiano in meglio perché proprio non ce lo aspettavamo.

Travis – Flowers in the window 

Posso dire una cosa impopolare? Secondo me i Travis sono stati ampiamente sottovalutati e nulla avevano in meno dei più glamourous Coldplay. Certo il leader della band invecchiando ha finito per assomigliare all’illustrazione del porcellino d’India che c’è sul grande classico “Animali in casa” che leggo all’Idolo prima di addormentarlo (poi spiegatemi quanti di voi hanno un porcellino d’India domestico). Anyway questa canzone (e questo album) è oggettivamente bella e solare e adattissima per le prime giornate primaverili in cui il sole illumina tutta la pianura fino alle montagne e c’è come un senso di apertura e infinite possibilità.

The Shins – Australia

Questa canzone dal video pazzo che più pazzo non si può è la colonna sonora perfetta per tutte quelle sere d’estate in cui le risaie invece le attraversi al buio in macchina e, non ci crederete mai, ma senza la nebbia la pianura padana regala cieli di campagna incredibilmente stellati e profondi. E milioni di insegne Bennet giganti che lampeggiano rosse nella notte e parcheggi vuoti e l’odore dell’afa che sale dai finestrini abbassati e si appiccica ai capelli insieme alle zanzare e al diserbo.

Creedence Clearwater Revival – Lookin’ at my back door

Questo è il pezzo che ti fa battere il piede sul pedale dell’acceleratore e la mano sul cambio. I Creedence sì che erano gente hipster, un po’ come gli agricoltori con il trattore gigante, il cappellino da baseball consunto, la sigaretta appiccicata alle labbra e il piede di ordinanza sul cruscotto. Quindi per me sì, questa è una canzone da ascoltare su una di quelle provinciali rettilinee che attraversano il cielo della pianura padana, possibilmente di ritorno da qualche scanzonata grigliata in collina a base di piedi nudi sull’erba e vino rosso di quelli buono.

 

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