La mia ossessione per le serie tv continua

La mia ossessione per le serie tv continua

Narcos

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Grazie a Narcos ho imparato a dire un sacco di vocaboli in spagnolo: attualmente potrei intrattenere una conversazione base con un qualsivoglia spacciatore per informarmi sulla qualità e il volume dei prossimi carichi di cocaina in arrivo e insultare adeguatamente funzionari di polizia troppo solerti. E poi dicono che guardare la tv non è educativo! Comunque al termine della prima stagione, devo confessarlo, avevo apertamente dichiarato di preferirvi il nostro autoctono Gomorra. Certo, noi avevamo Gennaro Savastano e loro avevano Pedro Pascal, però i personaggi di Narcos mi erano sembrati poco approfonditi. Non si capiva bene chi fossero, da dove arrivassero, perché fossero lì e quindi non so, il tutto era sicuramente favoloso ma mi lasciava insoddisfatta.

serie tv-gomorra

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Insomma bella trama, bella sceneggiatura, cast attoriale al top ma mancava qualcosa. Quel qualcosa che è arrivato invece con la seconda stagione che parte alla  grande con piogge di proiettili, morti ammazzati che neanche in un videogame, guerra senza padrone e che, finalmente, approfondisce proprio tutti i personaggi secondari che nella prima stagione erano rimasti sullo sfondo.  Tra tutti la fanno da padrone la first lady del narcotraffico aka la moglie di Pablo Escobar, Tata, e Judy Moncada che, dopo la morte del marito, prende le redini dei suoi laboratori e tiene appesi per i maroni parecchi colleghi uomini (un omaggio a Donna Imma?).

Lovesick

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Il titolo originario della serie era Scrotal Recall,  il che la dice lunga sullo humour inglese e sul disincanto assolutamente british con cui gli sceneggiatori riescono a mescere sapientemente romanticismo e…clamidia. Il plot narra infatti delle disavventure sentimentali del giovane Dylan che scopre di avere una malattia venerea e decide di contattare tutte le sue ex, dando inizio a un viaggio nostalgico tra ricordi e bravate in compagnia dei suoi migliori amici Luke e Evie.

La vera malattia della serie però non è tanto la clamidia quanto l’amore in sé, che non solo incasina la vita dei protagonisti alla grandissima ma viene raccontato in tutti i suoi sintomi più comuni: euforia, rimpianto, perdita, nostalgia, insonnia, indecisione. L’episodio pilota mi aveva lasciato un po’ perplessa (soprattutto il personaggio di Luke che mi pareva troppo “macchiettone”) ma dopo avere proseguito nella visione mi sono ricreduta: la serie cresce, i personaggi con lei e il risultato è una sorta di documentario romanzato sui sentimenti agrodolci della generazione dei thirty-something che continua a cercare risposte ma invece trova solo altre domande (insomma la normale amministrazione nelle vite di tutti noi). Qui una delle mie scene preferite.

Da guardare: se vi piacciono i gruppi indie, i buoni sentimenti, i musicisti biondi e le ragazze che appena sveglie potrebbero ricevere un Oscar.

The Americans

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Siccome ho fatto della visione delle serie tv una missione personale, capirete bene come Netflix rappresenti la mia rovina TOTALE. Detto ciò soggiungo che a mio favore gioca il fatto che nelle lunghe pause dedicate a nutrire adeguatamente l’Idolo tra fissare le pareti e pensare che non mi lavo i capelli da due giorni o stupirmi per quanto bella possa essere ancora a quarant’anni Keri Russell scelgo la seconda opzione. Dunque. Guerra Fredda. Lui nel caso ve lo steste chiedendo, era quello che faceva il fratello gay di Calista Flockhart in Brothers&Sisters, lei invece è quella di Felicity (e anche di quel film orrendo che ero andata a vedere al cinema e volevo urlare per quanto fosse brutto, BRUTTISSIMOOOOOOOOOOOOOOOOO).   Ma torniamo a bomba, anzi a bombe (ahahahah. ok mi sparo). The Americans è la storia di questa famiglia apparentemente normale, apparentemente americana, con la villetta, il giardino, i figli, la cucina con la caraffa del caffè e che invece BAM sono due spie russe del KGB infiltrate negli Stati Uniti e impegnate a compiere una serie di missioni super pericolose e super spettacolari. Il tutto senza effetti speciali di sorta ma, devo dire, non se ne sente la mancanza. Anche qui il primo episodio mi stava quasi scoraggiando ma ha avuto un certo guizzo nel finale che mi ha fatto ben sperare: non me ne sono pentita.

Da guardare: se vi piacciono le storie di spionaggio, i colpi di scena e le quarantenni bone.

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