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Maternità, allattamento e guerre di mondi.

 Prima di diventare matre, avevo sottovalutato il potere di frequentare altre matri.

Tendenzialmente scherzavo e schernivo tutti i qualsivoglia assembramenti femminei del tipo corsi di yoga per bambini, massaggio neonatale, danza in fascia, cerchi di mamme etc. etc. Che sciocchine queste donne bisognose di qualcuno che dicesse loro cosa dovevano fare e come dovevano farlo mentre io sarei stata autodeterminata, non avrei dato ascolto a nessuno e avrei spaccato il culo ai passeri. Insomma stavo in piena sindrome da Xena Principessa Guerriera.

allattamento

Una volta tornata a casa, ho fatto i conti con la realtà.

Non voglio fare uno psicodramma ma dopo un paio di mesi a casa da sola con un infante piccolissimo e bisognosissimo di me in ogni istante, con il Baffo a lavoro e le nostre famiglie a 70 km di distanza ho capito di essere stata un’incredibile PIRLA. Quanto mi sarebbe piaciuto avere qualcuno con cui CONDIVIDERE problemi e magari qualche soluzione di tanto in tanto, insomma un po’ di fottutissimo sostegno tra pari.

La maternità infatti non è tanto questione di insonnia o di pannolini ma una specie di complicatissimo castello di fragili equilibri, ci sono momenti in cui stai a mille e desideri fare altri cento figli e altri in cui guardi quello che hai fatto e pensi a come ti manca la tua vita di prima. Ci sono le lacrime di commozione nel cuore della notte mentre guardi quel cuore piccolo che ti dorme accanto e lacrime di frustrazione quando dopo una giornata che è durata sei anni pensi di non esserci proprio tagliata. E per tutti questi favolosi momenti rollecoaster sapere che là fuori qualcuno nutre gli stessi pensieri ha un potere confortante che neanche la nutella sui baiocchi per intenderci.

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Un attimo sei super frizzante come Tina Turner nel cuore degli eighties.

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L’attimo dopo ti ricordi che non hai ancora caricato la lavatrice ed è subito sgomento.

Il problema vero è che l’equilibrio di una persona non ha una formula universale.

Non c’è un modo giusto per essere mamma (ok, sì sto escludendo i casi di cronaca e gli evidenti comportamenti borderline), ogni madre è madre a modo suo ma soprattutto madre di SUO/A figlio/a. Del resto se ci pensate bene, quelle sono cellule del nostro corpo, insomma più “parte di noi” di così si muore e almeno all’inizio della storia madre-prole c’è sempre questa connessione fortissima tipo Xavier degli Xmen, per cui ti accorgi anche da un solo sospiro se hanno sonno, devono fare pipì o si sono rotti le balle di giocare con la giostrina sonora. Diventare madre vuol dire sforzarsi di capire sempre qual è la cosa giusta per la tua creatura ma anche per te, perché è un’equazione composta da due variabili e se una sta prossima allo zero ci trascina anche l’altra.

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Qualcuno è di nuovo da cambiare.

Insomma tutto ‘sto pippone perché quando sono diventata mamma ho capito che le mamme più che condividere preferiscono dividersi. A partire dalle robe basiche tipo l’allattamento, è davvero difficile esporre e scambiare punti di vista in un clima di bucolica inquisizione con torce e forconi; in genere non appena una voce si leva fuori dal coro ci si incazza subito tantissimo, manco qualcuno avesse tirato giù il finestrino per strada per urlarti che hai il culo grosso. Anziché confrontarsi sulla possibilità di uscire o meno le tette per i propri figli ci si affoga di invettive e sputtanamenti che in confronto Roma-Lazio è un the con la regina Elisabetta.

Le fazioni avverse si suddividono generalmente in:

integraliste dell’allattamentoMa come? Non allatti al seno? Ma tuo/a figlio/a è ancora vivo/a? Che stronza egoista e guarda che sicuro ti diventa un serial killer e finisci intervistata da Franca Leosini

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Cioè nella migliore delle ipotesi Dexter Morgan.

integraliste del latte artificialeMa come? Allatti a richiesta? Ma sei rincoglionita? Non sai che poi ti resta in casa fino a sessant’anni? E’ sicuro è che diventa  lo/a scemo/a del villaggio

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Cioè nella migliore delle ipotesi il bambino strambo di About A Boy

Posso dire una cosa in francese a proposito? A me questo genere di conversazione ha rotto i coglioni veramente esasperato, perché nella maggior parte dei casi dietro l’atteggiamento tu-madre orribile! si nasconde la ben più umana paura di essere madri orribili e di stare sbagliando qualcosa. Ragazze, diciamocelo francamente, per quanto possiamo sforzarci ci saranno volte in cui saremo madri grandiose e altre in cui saremo grandiosi fallimenti. L’importante dal mio punto di vista è metterci tutta la migliore volontà e non lasciarsi mai scoraggiare se una cosa ci sembra giusta, un po’ come ho fatto per l’allattamento.

Non è mai stata una cosa che mi ero “imposta”: quando mi hanno consegnato l’Idolo per la prima volta mi è venuto naturale uscirgli una tetta perché negli affetti sono sempre stata una “fisica” e lui, che non per niente è figlio mio, ha gradito. Abbiamo imparato ad allattare insieme, quando mi faceva male lo stappavo come un sangiovese e andavamo avanti a tentativi fino a quando non era tutto ok per entrambi.

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Consiglierei l’allattamento al seno a tutte le donne del mondo? No di certo, anche perché è una questione molto più impegnativa della retorica madre adorante che guarda negli occhi cucciolo adorante mentre uno stuolo di passeri multicolori gorgheggia una sognante colonna sonora.

Se tornassi indietro allatterei ancora al seno nonostante il sonno risibile e la frequente sensazione di essere una tetta gigante con gambe e braccia? Assolutamente sì, a me è andata bene così, credo che io e l’Idolo avessimo proprio bisogno di questo per sviluppare un certo tipo di affiatamento e diventare una squadra fortissimi.

Resta il fatto che ho amiche che allattano come me, altre che allattano sulla base di orari cadenzati, amiche che non allattano, bambini che non vogliono vedere le tette manco da lontano, bambini come l’Idolo che se potesse vederle tutto il giorno sarebbe l’Eden.

Ma come si dice in questi casi? Il mondo è bello perché è vario e ogni famiglia che nasce deve lavorare sodo per trovare il suo equilibrio e, credetemi se vi dico che la situazione è già abbastanza stressante di per sé senza che si vadano ad aggiungervi giudizi, tafferugli da hooligans, e crociate popolari.

Poi, non dimentichiamolo, c’è sempre anche l’altro antichissimo detto, quello sul modo di campare cent’anni che anche in questo caso si dimostra più che valido.

 

 

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