doctor strange

Doctor Strange e la mia non entusiastica recensione.

Sto per scrivere una recensione impopolare. A me Doctor Strange non è piaciuto. L’ho trovato pessimo? No. L’ho trovato particolarmente avvicente? No. L’ho trovato gradevole come film della domenica pomeriggio tipo i Bellissimi di Rete Quattro? Forse.

La verità è che temo che questa sovraesposizione cinematografica ai supereroi degli ultimi anni abbia iniziato sinceramente a rompermi un po’ i maroni. Io li capisco i trend del cinema eh, per carità, c’è stato l’anno degli zombie, l’anno delle telecamere ballonzolanti, l’anno dello spazio ma da qualche tempo a questa parte la stagione dei supereroi sembra non avere requie. Sarà che abbiamo tutti la stessa percezione di stare vivendo in un mondo che ne avrebbe veramente bisogno? Sarà che ci sentiamo immersi in una società di aurea mediocrità e imprigionati nelle nostre quotidiane prigioni di casa-lavoro? O sarà invece che l’industria cinematografica ha capito che questo trend fa vendere tantissima robaccia e crea una dipendenza assoluta? Non lo so insomma, forse sto solo diventando una vecchia madre disillusa e acidona ma quando ho notato il primo product placement del film dopo neanche dieci minuti ero già fortemente indisposta (ciao jaeger_LeCoultre e orologioni da miliardari).

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Va bene il product placement ma meno evidente insomma, così neanche Mike Buongiorno con la lecitina di soia.

Tornando al film. La trama in pillole: un neurochirurgo stronzo come pochi, dopo un pauroso incidente d’auto si ritrova le mani che neanche Freddy Krueger nel tritarifiuti in cucina; pesantemente sfanculato dai colleghi a cui richiede un miracoloso intervento che possa salvargli mani e carriera (inutile dire che suddetti colleghi fino al giorno prima trattati come salviette intime gli rispondono con un sonoro pernacchione)  finisce invece in oriente su consiglio di un sempre piacente Benjamin Pratt, alla volta di una misteriosa setta di mistici condotta da una pelatissima Tilda Swinton che si fa chiamare l’Antico.

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A me pare più Moby ma vabbè.

Arrivato per guarire le sue mani e tornare tranquillamente a essere lo stronzo di prima ne uscirà invece guarito nello spirito e con un obiettivo un tantino più elevato: salvare l’umanità.

Cose così così:

  • i cattivi truccati benissimo ma la facciona lisergica del super Malvagio è una specie di modificazione genetica del super telegattone di Sorrisi & Canzoni ;
  • il magico mantello del dottore è divertente ma ricorda troppo il tappeto animato di Aladin (che capolavoro tra l’altro);
  • la donna innamorata (Rachel Adams) ha lo stesso valore ontologico di un rotolo di cartigienica profumata.

Cose pregevoli:

  1. Benedict Cognome Impronunciabile è perfetto nel ruolo e particolarmente bravo perché la sua interpretazione ci regala un Doctor Strange completamente diverso dal suo Sherlock quando il rischio gigioneggio era dietro l’angolo (tipo Robert Downey Junior che io adoro ma ormai sempre Tony Stark è, pure quando va a fare la spesa).
  2. Le scene dei viaggi nel tempo e nello spazio sono meravigliosamente nolaniane e fanno girare la testa che neanche dopo quattro giri sulla giostra delle tazze a Gardaland: però belle, belle, belle in modo assurdo.
  3. Il ritmo della storia è sufficientemente incalzante e non si dilunga troppo in pipponi esplicativi delle vicende nel loro complesso.

Che poi ad avercelo il potere di riavvolgere il tempo, tipo l’ultima volta che ho caricato la lavatrice e non mi ha scaricato l’acqua e ho allagato tutta la casa, e invece no potevo ruotare il mio braccialetto di laser verdi in aria e portare tutto in lavanderia.

Ripensandoci alla fine i film dei supereroi forse non mi piacciono solo perché sono invidiosa dei loro poteri: volare via alla bisogna, stordire i nemici con mosse karateke, lasciare il proprio corpo in un posto di merda e fuggire con lo spirito alla volta di mirabolanti avventure. Per non parlare del fatto che sono sempre vestiti in modo fighissimo e noncurante delle mode del momento. Ci pensate ad aggirarvi con un martello gigante in coda supermercato, una tuta di latex e una maschera da gatta mentre andate a farvi l’aperitivo o cavalcando una tigre gigante in centro e facendo sfoggio di un casco biondo alla Nino D’Angelo? Meraviglia.

 

Doctor Strange e la mia non entusiastica recensione.

La mise perfetta se sei reduce da un’influenza dimagrante e hai appena perso dieci chili.

 

Doctor Strange e la mia non entusiastica recensione.

Ideale per la mezza stagione quando la sera comunque ci vuole un golfino sulle spalle.

 

Doctor Strange e la mia non entusiastica recensione.

Mai più difficoltà per aprire la confezione di ferrarrelle da sei.

 

 

 

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